.Nisargadatta Maharaj. La meraviglia è l'alba della sapienza

L’appercezione in cui tutto sorge, è questa la realtà. Un’appercezione pura e chiara, quella che chiamano l’occhio di Dio.Karl Renz

« La persona non- risvegliata vive nel suo mondo, la persona risvegliata vive nel mondo. » Andrew Cohen

Finché immagino "come dovrei essere", continuerò ad essere quello che sono ora.U.G.Krishnamurti

"Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti." Eraclito

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezzaBenjamin Franklin

In televisione non c'è la pubblicità, il mezzo televisivo è "solo" pubblicità.Dioniso 777


venerdì 13 gennaio 2017

Utili idioti?

ME SA CHE GRILLO;HA FREGATO ANCHE ME

Marco Cedolin fonte http://ilcorrosivo.blogspot.it/

Su queste pagine abbiamo sempre evitato di assumere una posizione manichea nei confronti di Beppe Grillo e del Movimento 5 stelle da lui diretto.Lo abbiamo difeso quando ritenevamo venisse attaccato ingiustamente, lo abbiamo criticato quando a nostro avviso ha commesso degli sbagli e più in generale abbiamo guardato a luicome ad una "novità" positiva che con il tempo avrebbe o meno confermato la propria bontà.
Proprio per questo oggi, di fronte al teatrino di dubbio gusto messo in scena da Grillo in Europa preferiamo non infierire tacciandolo come traditore, autore di chissà quale voltafaccia e via discorrendo, ma ci limitiamo a fare un paio di considerazioni....


Se esiste un grosso limite di Beppe Grillo e del suo movimento è senza dubbio quello di non avere mai avuto la capacità o la volontà di schierarsi apertamente riguardo ai grandi temi della nostra contemporaneitá. l'Europa, l'euro, la sovranità monetaria, la NATO, l'immigrazione figlia di mafia capitale, solo per citarne alcuni dei più importanti.
Anziché assumere una posizione chiara e convincente il M5S ha sempre preferito defilarsi nell'angolo, trincerarsi dietro l'utopia di un'improbabile democrazia diretta sul web, delegare le decisioni fondamentali a santoni e guru, continuando a girare intorno agli argomenti.

Una scelta che per molti versi potrebbe anche pagare in termini elettorali finché si è partito di opposizione e si tenta di raccogliere un po' tutto, gli europeisti e gli antieuropeisti, i fuoriusciti della sinistra e quelli della destra e via discorrendo. Ma una scelta che qualora s'intenda diventare partito di governo diventa suicida, dal momento che quando dalle parole si passai ai fatti non è possibile agire restando defilati. O si è contrari alla UE o la si sostiene, o si resta nell'euro o si torna alla lira, o si appoggia la NATO o la si contesta, o si protegge il popolo (venendo tacciati come populisti) o si finanziano le banche.
Tertium non datur insomma e non può essere sufficiente fare i saltimbanchi fra i gruppi parlamentari europei, tentando di passare da Farage a Mario Monti per risolvere il problema.
È necessario avere una linea chiara, possibilmente coerente con la sensibilità dei propri elettori e con quanto si è promesso loro nelle piazze. Altrimenti si rischia di partire per fare la rivoluzione ed arrivare invece sotto forma di un clone del PD, con il rischio che gli elettori europeisti e radical chic continuino a preferire l'originale.


Tutto ciò naturalmente se si aspira a diventare forza di governo, se invece l'unico scopo è quello d'impedire che il "populismo" in Italia alzi la testa, allora gli equilibrismi e le mancate prese di posizione sono la strada giusta per creare quella confusione dove tutto cambia perché nulla cambi, con buona pace di chi ci ha creduto e magari continuerà a crederci

domenica 8 gennaio 2017

I cittadini fanno “oh”: intervista a Giuseppe Povia



Ecco come si perde la popolarità,basta soltanto attaccare chi comanda il mondo.
In un mondo sempre più oscuro bisogna stare attenti a quelle fiammelle che fanno un po’ di luce e aiutano a squarciare le tenebre. Giuseppe Povia è una di quelle fiammelle, un artista che rema controcorrente, che racconta argomenti difficili e non per tutti immediatamente comprensibili. Non per colpa loro certo, decenni di informazione distorta hanno creato quello che si chiama ‘pensiero unico’. Un solco difficile da lasciare eppure oltre questa strada dritta esistono campi di libertà, di pensiero, di vita inesplorata.
Giuseppe Povia
Giuseppe Povia
Il 17 febbraio 2017 Povia, invitato dal Gruppo Cittadini Economia insieme a Emmaus (San Nicolò – Fe) e con il patrocinio del Comune di Ferrara, sarà in Sala Estense, Piazza Municipale di Ferrara, dalle ore 21:00. Che tipo di serata sarà? Diversa, coinvolgente, musicale, un po’ recitata e un po’ dialogata partendo dalle parole dei testi delle canzoni di Povia e proseguendo con i grandi temi dell’economia, della moneta e della crisi, sotto forma di teatro civile, già collaudato dal Gruppo Economia in altre esperienze, ultima quella del 21 settembre scorso (vedi). La serata sarà ad offerta libera.
Per i dettagli e le prenotazioni clicca qui.
“Chi comanda il mondo, c’è una dittatura…” la dittatura di cui tu canti, ed io scrivo spesso, è quella dei mercati finanziari e dei grandi poteri finanziari. Secondo te quale è la loro forza, come riescono a muovere i destini del mondo e a rimanere impuniti?
Una volta i dittatori avevano un volto e sapevi a chi fare il processo. Oggi ci sono tante entità che dominano il pianeta. Chi muove più finanza controlla più parti di mondo. Queste sono riuscite a rendere legale l’illegale e lo hanno fatto in modo molto semplice: hanno preso il controllo della cultura e dell’ignoranza.
Le costole più importanti sono: 1. il dominio della moneta, 2. i media, 3. le leggi, 4. l’istruzione, 5. la politica asservita e 6. la Magistratura. Se piloti queste 6 cose, porti i popoli e le nazioni dovunque vuoi. L’unica soluzione è la consapevolezza, l’informazione non basta più
Cosa ne pensi di questa continuo martellamento di andamento delle borse, dei mercati in fibrillazione, delle azioni che salgono e scendono. Sono davvero necessari alla nostra esistenza o magari potremmo vivere anche senza?
Le borse creano solo allarmismo inutile. E’ un casinò finanziario virtuale. Se qualcuno vince, vuol dire che qualcun altro perde. Se c’è un segno + da una parte, vuol dire che ci sarà un segno – da un’altra parte e viceversa. Salgono e scendono e non spostano di molto. Quello che conta sono i beni reali, l’economia concreta, la gente. Certo è che se gli “addetti finanziari” riescono a convincere le persone a investire e a rischiare, si può arrivare a perdere tutto, come al casinò appunto. Come nella crisi finanziaria 2007-2008, partita dall’America (per esempio con i cdd, Credit Default Swap, pacchetti finanziari tossici) che ha messo in ginocchio soprattutto milioni di famiglie
Immagino che quel bambino di cui parli nel brano “chi comanda il mondo” sia la coscienza delle persone che prima o poi si risveglierà e andrà alla ricerca di amore, di vita, di relazioni. Un po’ come uscire dalla massa, abbandonare il pensiero unico e ritornare a vivere di bisogni reali.
Non posso che rispondere sì. La consapevolezza!
“Essere consapevole che prima dei 30 anni ti vorresti realizzare e poi non essere fra quelli che ripetono duemila volte ‘non cambia niente’”. Anche qui è un invito a darsi importanza, ognuno di noi può fare la differenza e la cosa più deleteria è quella di convincersi di non essere importante, di non poter fare la differenza.
E’ retorico dirlo ma siamo bombardati da migliaia e migliaia di armi di distrazione e divisione di massa. Niente altro da aggiungere se non quanto detto prima
Nei brani “La soglia del 3” e “Il debito pubblico” fai un po’ una lezione di economia. L’importanza dei numeri in questo sistema, numeri che prendono il sopravvento sull’essere umano e arrivano a impedirti anche la normale vita quotidiana: “tu ragazza ti vuoi innamorare ti vuoi sposare e vuoi la felicità ma questo Stato non ti aiuterà”. I fogli di bilancio prendono il sopravvento e vengono prima dei bisogni delle persone, decidono per noi e nel caso del 3% impediscono allo Stato di spendere, cioè impediscono alle persone di avere servizi, vedere ricostruite le loro case dopo i terremoti, ecc. ecc..
Abbiamo una Corte Costituzionale che con la sentenza 275/2016 ha detto chiaramente: “E’ la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione”. Lo dice ma passa inosservato perché il popolo non sa, non è al corrente. E poi ci sono i trattati europei che vincolano i poteri dello Stato (quel poco che c’è rimasto dello Stato). Per ricostruire un paese distrutto dal terremoto basta un clic con 9 zeri dal computer della banca centrale. Tutto si trasformerebbe in mattoni, beni, servizi, cantieri, mense, muratori, carpentieri, stipendi. Oggi siamo allo 0, zero di inflazione, quindi qualche punto non farebbe male a nessuno (parole di premi Nobel per l’economia come Stiglitz, Krugman, o economisti come Bagnai, Rinaldi, Borghi, Siri, Mosler, Forstater, Parguez etc.)
Ho citato quella sentenza in un mio articolo poco tempo fa e penso come te che le si dovrebbe dare più importanza. Un’altra tua frase è “lo Stato migliore ad ognuno la sua terra soldi pace e libertà”.
Ma sì dai, ognuno vorrebbe vivere bene a casa sua. Andare a vivere in un altro paese dovrebbe essere un piacere, una curiosità, un’esperienza, non una forzatura o una costrizione
Invece nel brano “era meglio Berlusconi” ne hai un po’ per tutti: Pd, Lega e 5 Stelle. La parodia del vecchio comunista che non vedeva niente altro che la potenza della falce e del martello, ma che di fronte a tanto sfascio culminato nei governi Monti, Letta e Renzi, riconosce persino che si stava meglio con Berlusconi. Come dire, alla fine ci sveglieremo tutti. È un messaggio di speranza in fondo.
La sinistra e coloro che hanno fatto finta di sostenerla perché gli dava (e gli dà) da lavorare, ci ha massacrato le scatole per vent’anni con Berlusconi, per poi sfasciare la nazione in pochi anni. Dal 2011 è accaduto di tutto: disoccupazione a due cifre, attentati terroristici frequenti, immigrazione incredibile, delocalizzazione di aziende, deindustrializzazione galoppante e tanto tanto altro. Quindi sì: si stava meglio quando si stava un po’ meglio.
“Io non sono democratico” sembra voler dire che non accetti una democrazia imposta dall’alto e che assume criteri distintivi in realtà davvero poco democratici. Quindi non sei democratico in questo senso?
Il brano significa che siamo sotto una dittatura finanziaria e culturale travestita da democrazia per polli allevati. Io sarei anche democratico ma non se vedo ingiustizie sociali di ogni tipo.
“Job act” è invece un attacco alla precarizzazione del lavoro. A quell’opera direi iniziata con Treu, Maroni-Biagi, Fornero-Monti. E poi cerchi di spiegare a Matteo (Renzi) che è inutile dire di aver abbassato le tasse in un sistema costruito apposta per impedirlo. Del resto basterebbe conoscere un po’ i saldi settoriali oppure guardarsi le tabelle del Def per capire che quando le entrate generali dello Stato sono superiori alle uscite generali non esiste abbassamento delle tasse. Diciamo piuttosto che quello che fanno i governi e togliere oggi da una parte e mettere dall’altra. Un giochino a somma zero. Tolgo l’Imu, ma alzo l’Iva, per esempio.
Il portafoglio è il vero e unico problema, anche se so che a molti purtroppo arriva ancora male. Se io esco senza soldi non posso comprare da mangiare. Al contrario sì. L’Italia non ha il portafoglio e cioè la propria moneta, come ad esempio la Polonia. Quindi ogni politico può solo essere bravo o meno bravo a fare le pulizie, come una governante quando mette a posto una casa. Tutti hanno percepito questo e hanno nostalgia della lira ma molti hanno paura e quindi credono che uscire dall’euro voglia dire: catastrofe. Se fossimo tutti consapevoli invece…
Senti Giuseppe, sei felice? Rifaresti la scelta di autoescluderti dallo star system solo per dire la verità? A chi interessa la verità?
E’ una strada troppo appassionante e per ora mi piace tanto. Fa parte di un percorso che, non so, è arrivato a questo punto. Felice a volte. La verità è diversa per ognuno ma i dati di fatto quelli no, quelli dovrebbero interessare tutti. Se non fosse per quella piccola seccatura che si chiama ‘potere’ che distrae i popoli…
Salutiamo per ora Giuseppe Povia dandogli appuntamento il 17 febbraio a Ferrara, dove sarà possibile fargli domande e dialogare direttamente con lui.
Ricordiamo che il suo CD è autoprodotto, per ordinarlo bisogna scrivere a ufficiostampa@povia.net o acquistarlo ai concerti, per esempio a Ferrara.
Guarda il video di “Chi Comanda il Mondo ”

mercoledì 28 dicembre 2016

La sofferenza è costituita da elementi di non-sofferenza – Thich Nhat Hann

C’è un’enorme gioia dentro di noi, persino nelle cose che contengono sofferenza.
Il Buddha, per esempio, vedeva che la vecchiaia racchiudeva sofferenza. Ma io sono vecchio e sono felice. Ho scoperto che la tarda età è qualcosa di davvero delizioso. Quando invecchiamo non abbiamo tutta l’eccitazione e lo stress che i giovani possono provare. Vantiamo una maggiore maturità e abbiamo imparato da anni di esperienza maldestra a essere più abili.
Testi e immagini per la meditazione - yoga - meditation - mindfulness - zen - buddhismo
Quindi la vecchiaia è magnifica. Quando sei giovane sei come un ruscello, incontri molte rocce, molti ostacoli e difficoltà sulla tua strada. Ti affretti a superare tali intralci per arrivare all’oceano. Ma mentre il ruscello scende attraverso i campi diventa più ampio e calmo e può godersi il riflesso del cielo. È magnifico. Arriverai comunque al mare, quindi goditi il viaggio. Goditi la luce del sole, il tramonto, la luna, gli uccelli, gli alberi e le numerose bellezze lungo la strada. Goditi ogni momento della tua vita quotidiana. La tarda età può essere molto piacevole.
Diciamo, inoltre, che la malattia è sofferenza. Ma la malattia può rafforzare il tuo sistema immunitario, aiutandoti a fronteggiare infezioni successive. Quando una persona è molto malata durante l’infanzia, a volte diventa un adolescente molto forte. Inoltre, essere malati rappresenta spesso l’unico modo in cui possiamo prenderci del tempo per riposare. Quando sei malato e non puoi uscire hai il tempo di osservare a fondo e di passare un po’ di tempo con te stesso. Potrebbe essere una delle poche occasioni in cui ti sdrai e trascorri davvero un po’ di tempo tornando a te stesso.
Nemmeno la morte è esattamente sofferenza. Fa anch’essa parte della vita. Non è il nemico. Sappiamo che molte cellule del nostro corpo stanno morendo in ogni istante, così che possano nascerne di nuove. Quindi la morte avviene di continuo. Senza morte non è possibile la nascita. Immagina che la morte non esista: ci sarebbero soltanto persone molto anziane che si aggirano per il pianeta, e non ci sarebbe posto per i neonati! Quindi possiamo lavorare al fine di accettare la morte senza paura. La morte è qualcosa di naturale. Inoltre, se osserviamo a fondo, vediamo che non stiamo davvero morendo: continueremo a vivere con forme diverse. Passare da una forma all’altra può essere qualcosa di gioioso.

sabato 17 dicembre 2016

Queimada un bellissimo film

Queimada", film manuale sulla rivoluzione e sul marxismo,  mi piace ricordarlo  per la scena in cui Marlon Brando spiega ai proprietari terrieri quanto sia più conveniente un lavoratore salariato, rispetto ad uno schiavo, facendo una briosa analogia e chiedendo se convenga di più sposarsi o andare a puttane.
Lo schiavo è come la moglie ,mentre l"operaio è la puttana.
Nel vederlo si comprendono tantissime cose ,sulle cosiddette rivoluzioni
 colorate di oggi,logiche evoluzioni di quello che si vede in questo film
.Imperdibile


venerdì 16 dicembre 2016

Mani Pulite” fu un vero e proprio colpo di Stato

di Diego Fusaro

“Mani Pulite” continua ad essere agiograficamente celebrato come un evento decisivo, come una liberazione, vuoi anche come il trionfo della democrazia sulla corrottissima “Prima Repubblica”. Ma siamo davvero sicuri che sia questo il corretto modo di intendere quanto accaduto?

Mani pulite
Mi permetto di dubitarne, sollevando il dubbio metodico di marca cartesiana. Il compito della filosofia, forse, risiede proprio nel problematizzare l’ovvio o, come diceva Heidegger, nel fare emergere come “in ogni cosa risaputa si celi ancora qualcosa degno di essere pensato”.
Sarò telegrafico, esponendo in forma apodittica (per mezzo del puro ragionamento) la mia tesi, che ho meglio argomentato nello studio “Il futuro è nostro. Filosofia dell’azione” (Bompiani 2014, cap. VI). “Mani Pulite”, con buona pace delle retoriche edificanti e della “pappa del cuore” per anime belle, fu un vero e proprio colpo di Stato che rese possibile l’abbandono del welfare State e di quelle forme politiche che, pur corrottissime, ancora ponevano in primo piano la comunità umana e i suoi bisogni concreti, l’istruzione e la sanità garantite, non certo il mercato sovrano e assoluto.
Libri e varie...
IL SANGUE DEGLI ILLUMINATI
Dalla P2 al caso "Orlandi": tracce di una storia antica. Tanti imperi, una sola famiglia
di Diego Marin, Stefania Marin

Una storia sepolta tutta da scoprire.
 Un'opera preziosa che aiuta il lettore a capire i poteri occulti, che dominano anche la nostra attualità. Uno studio dettagliato e approfondito che attinge da fonti storiche e documentarie.
 Durante le indagini sulla Strage di Piazza Fontana, a Milano, il giudice Emilio Alessandrini si imbatté nel “Rapporto RDS/1Zeta n°230”, un dossier con tre note informative sulla CIA, il Bilderberg e l’Americans for Democratic Action. Questo dossier affermava l’esistenza di un governo mondiale invisibile, che aveva interferito, e interferiva da anni, con ogni mezzo, nella vita politica dei paesi occidentali.
 Il testo chiudeva dichiarando che era stata scatenata una guerra occulta a suon di stragi e omicidi in molteplici territori dell’occidente europeo. Alessandrini fu assassinato il 29 gennaio 1979.
 I cosiddetti “anni di piombo” fecero emergere in Italia più che altrove le prove concrete di una struttura mondiale che agiva, e agisce, alle spalle della politica e che è capace di mobilitare tanto le istituzioni ufficiali quanto i gruppi criminali organizzati. Essa ha scatenato eventi tristemente spettacolari con l’intenzione di suscitare nel popolo un senso impellente di “bisogna fare qualcosa”, usando quindi i mass media per far coincidere quel “qualcosa” con i propri desideri.
 Il libro ripercorre gli anni di piombo e porta alla luce i documenti del “governo occulto” e della lotta di potere tra “famiglie”. Lo stesso sangue si manifesta al vertice dei grandi imperi del passato e dei maggiori bacini di cultura (Egitto, Israele, Grecia), accompagnato e protetto da un circolo di “saggi” che assomiglia alla moderna massoneria e che ne è il precursore. Una storia sepolta tutta da scoprire....
L'ARISTOCRAZIA NERA
La storia occulta dell’èlite che da secoli controlla la guerra, il culto, la cultura e l’economia
di Riccardo Tristano Tuis

Questo monumentale saggio unico nel suo genere tratta l‘occulta firma storica dell‘aristocrazia nera, ovvero le famiglie che da secoli controllano la guerra, il culto, la cultura e l‘economia del pianeta, presentando alcuni eventi temporali circoscritti che hanno portato questa a incarnare le eminenze grigie dietro la politica mondiale.
 La sanguinaria storia dell’aristocrazia nera che nel tempo prende le sembianze delle famiglie di banchieri europei legate alla Chiesa e ad alcune specifiche casate reali eurasiatiche, non sono realmente europee poiché provenienti da alcuni popoli noti come Kazari, Sarmati e Sadducei che a un certo punto conversero perlopiù all’interno di un gruppo noto come Askenaziti, mascherandosi come ebrei ortodossi o paladini della Cristianità, raggiungendo le più alte cariche in tutta Europa.
 Queste famiglie iniziarono a spartirsi gli Stati europei, dando così vita a faide interne come quella dei guelfi e dei ghibellini e a uno scontro diretto con tutti i loro oppositori, fino a giungere all’attuale Nuovo Ordine Mondiale con il suo occulto controllo globale attraverso una rete di organi sovranazionali, congregazioni religiose, corporazioni economiche e di comunicazione di massa con uno specifico fil rouge simbolico che ne palesa la loro affiliazione all’agenda di questi occulti burattinai.
 Quest’opera riesce a mettere a nudo alcuni dei più intimi segreti di questa oscura élite smascherando l’intricata rete che lega le religioni mondiali con le più piccole sette e movimenti, le società segrete con la politica e i servizi segreti e di come dietro a tutto ciò si celi un pyramidion di potere insospettabile cui la stessa aristocrazia nera ne incarna lo strumento....
CHIESA ROMANA CATTOLICA E MASSONERIA
Realmente così diverse?
di Mauro Biglino

Il libro è indirizzato a tutti coloro che desiderano approfondire per comprendere e scoprire che spesso la realtà è profondamente diversa da ciò che comunemente si crede. L'autore da circa trent'anni si occupa di storia delle religioni e da più di dieci si interessa di Massoneria come organizzazione iniziatica e simbolica che ha avuto notevole influenza nelle vicende dell'Occidente.
 La Chiesa cattolica è tradizionalmente ostile alla Massoneria, ma alcuni documenti pubblicati sul sito del Vaticano, le Esortazioni apostoliche dell'attuale Pontefice, la Dottrina sociale della Chiesa, il libro-intervista di Giovanni Paolo II Varcare la soglia della speranza, dichiarazioni pubbliche e scritti di alti prelati (card. Bagnasco, Martini...) fanno comprendere che le sue affermazioni e le sue indicazioni programmatiche trovano una sorprendente corrispondenza, nelle dottrine massoniche ufficialmente condannate....
MASSONERIA E SETTE SEGRETE
La faccia occulta della storia
di Epiphanius

Scriveva Honoré de Balzac, egli stesso martinista, nel romanzo Le illusioni perdute: ?Vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata, la storia ad usum delphini, e la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa?.
 Questa ?storia vergognosa?, spesso grondante di sangue, è l'oggetto di questo libro. Viene descritto in dettaglio, a partire da documenti sicuri, come da diversi secoli potenti cenacoli anticristiani (la massoneria, il B'nai B'rith, il Bilderberg Group, la Trilaterale e così via), di ispirazione ermetico-cabalistica, si accaniscano con efficacia a scalzare e distruggere gli stessi fondamenti della civiltà europea.
 Ispirata dalla potenza delle tenebre questa vera Controchiesa si è impadronita a poco a poco di ogni centro di potere religioso, politico, economico e culturale. I suoi caratteri sono quelli dell'Alta Loggia e dell'Alta Finanza: Alta Loggia in cui domina il mago attraverso l'esoterismo e la magia, che pianifica, dirige, impartisce correzioni di rotta, e l'Alta Finanza che, concentrando nelle sue mani, ogni giorno di più, tutte le ricchezze mondiali, le orienta al fine della dominazione mondiale perseguita dall'Alta Loggia.
 Sulla scorta di decine e decine di opere e di rari documenti, viene denunciato il complotto mondiale, indicando infine i mezzi per lottare e non cedere allo scoraggiamento.
 Un'opera di ampio respiro, indispensabile ad ogni sincero ricercatore della verità dei fatti.
 Presentata da Henry Coston, forse il massimo esperto in materia di società segrete e mondialismo, quest'opera, giunta in Francia alla sua terza edizione, è stata considerata anche Oltralpe il libro più completo e documentato su questi temi, delicatissimi e accuratamente occultati dai mass media al gran pubblico.
 Questa quarta edizione italiana, di un'opera divenuta ormai un classico, ampliata e aggiornata nel testo, esce con un corredo di foto e immagini ulteriormente arricchito.
  
  Lettera-prefazione di Henry Coston.
 Esistono vertici sovversivi occulti?
 La Gnosi. Il suo grande rientro
 nel tardo Medioevo. La Cabala.
 I Rosacroce. L'assalto al trono:
 gli Illuminati di Baviera.
 Le rivoluzioni del 1848.
 Il Risorgimento italiano.
 Le società segrete europee.
 Saint-Yves D'Alveydre. Il socialismo.
 La via cristiana alla Sinarchia.
 La rivoluzione del 1917.
 La lunga strada del comunismo.
 Crisi, guerra, rivoluzione:
 la seconda guerra mondiale.
 Le Nazioni Unite e il Governo mondiale.
 Pornografia, droga ed ecologia.
 Chiesa postconciliare e Nazioni Unite.
 Il razzismo nella strategia degli alti iniziati.
 Il Lucis Trust e la nuova Era dell'Acquario.
 Struttura delle società segrete.
 Le principali associazioni mondialiste....
LA MASSONERIA
Storia e Iniziazione
di Christian Jacq

"Noi possediamo dei segreti che consistono in segni grafici e parole sacre, e che compongono un linguaggio tanto muto quanto eloquente, grazie al quale possiamo dialogare a distanza con tutti i nostri Confratelli."
 Una vera e propria inchiesta sull'avventura spirituale e storia dei Liberi Muratori: dalle mitiche origini alla fine del mondo antico, dall'alba del Medio Evo al principio del XVIII secolo, dal 1717 ai giorni nostri. 
 Un saggio scritto con esemplare chiarezza che svela i molti e difformi aspetti che si celano nella Libera Muratoria considerata con l'obbiettività che compete a un fenomeno storico senza indulgere, quindi, nell'apologia o nello scandalismo.
 La storia della Massoneria è una pietra fondamentale della tradizione esoterica dell'Occidente e i simboli massonici, ai quali è dedicato ampio spazio in questo volume, sono il codice cifrato con cui si è tramandata la saggezza di antiche civiltà....

La logica dialettica di sviluppo del capitalismo, è quella della progressiva estensione della forma merce a ogni ambito e, insieme, della distruzione di ogni limite che a tale movimento si opponga: “ogni limite è per il capitale un ostacolo”, sapeva già Marx. Il capitale procede allora al superamento degli ostacoli, per imporre la forma merce ovunque, di modo da rispecchiarsi in ogni cellula della realtà integralmente reificata.
Ora, con la “prima repubblica” vi era certo la corruzione (che non mi sogno di negare o anche solo di ridimensionare!), ma vi era pur sempre un governo ispirato a valori non coincidenti con quelli del mercatoe, anzi, potenzialmente in grado di prendere posizione contro di essi.  DC e PCI, pur diversissimi, erano accomunati da un’attenzione per il sociale, che oggi è scomparsa su tutto il giro d’orizzonte, a destra come a sinistra. Il fanatismo dell’economia doveva abbattere esattamente tutto questo, per sostituirlo con una politica che non fosse altro che la continuazione dell’economia con altri mezzi.
Pool di Mani PuliteFu ciò che, appunto, “Mani Pulite” rese possibile. Non era possibile farlo tramite un aperto colpo di Stato militare, proprio come gli USA non possono bombardare i popoli esibendo l’autentica ragione, cioè la criminale brama di dominio imperialistico sul mondo. E proprio come gli USA, dal 1989 ad oggi (in quella che, con Costanzo Preve, ho definito la “quarta guerra mondiale”), bombardano sempre in nome dei diritti umani e della libertà, della democrazia e dell’umanità, analogamente “Mani Pulite” distrusse i diritti sociali e una politica non ancora subordinata integralmente all’economia, e lo fece in nome della lotta alla corruzione e della giustizia, dell’onestà e della questione morale.
Lo fece, cioè, trovando l’appoggio di un’opinione pubblica artatamente pilotata e, di più, rincretinita ad opera del circo mediatico e dal clero giornalistico, tramite parole d’ordine come “lotta alla corruzione” e “onestà”; parole d’ordine che, trovando subito il consenso universale, fecero sì che gli italiani acconsentissero e, di più, volessero la distruzione dell’Italia stessa come Paese sovrano e non ancora integralmente sottomesso al fanatismo economico.
Il grado di ipocrisia fu, grosso modo, lo stesso che riscontriamo abitualmente nelle politiche estere statunitensila lotta contro la corruzione divenne il casus belli per distruggere lo Stato, la politica e i diritti sociali conquistati, e dunque per aprire l’esiziale ciclo delle privatizzazioni in nome del sacro dogma – sempre ripetuto ancora oggi nelle omelie neoliberali – della competitività in assenza di lacci e lacciuoli dello Stato.
Non diversamente, gli USA continuano a usare barbuti dittatori come pretesto per massacrare i popoli (Iraq, Libia, ecc.), sempre in nome – citando Preve – dell’intervenitismo umanitario, del bombardamento etico e dell’embargo terapeutico. Questo è il punto. Occorreva attuare la cosiddetta “rivoluzione liberista”, ossia la privatizzazione neoliberale dell’intera società, con aziendalizzazione del sociale, rimozione del diritti sociali (sostituiti dai diritti civili, innalzati a soli diritti esistenti), distruzione della politica, sostituzione dei politici con maggiordomi della finanza e del vecchio capitalismo europeo dotato di welfare state, con il capitalismo selvaggio americano senza diritti e garanzie.
Mani pulite colpo di stato giudiziarioQuesto fece Mani Pulite, con buona pace delle grandi narrazioni ripetute urbi et orbi dalla propaganda ufficiale. Mani Pulite fu un colpo di Stato giudiziario ed extraparlamentare con cui, in coerenza con la nuova politica globale, si era precocemente iniziato a distruggere il lascito di uno Stato sociale di stampo keynesiano, sia pure in preda alla corruzione.
Si aprì, così, nel consenso generale, e nel trionfo di scene patetiche come quella del lancio delle monetine a Bettino Craxi, il ciclo irresistibile di politiche interscambiabili di centro-destra e di centro-sinistra, in un’alternanza senza alternativa, in cui a vincere era sempre e solo il mercato, sempre e solo il nesso di forza capitalistico, sempre e solo il fanatismo dell’economia. Da qui occorre tornare a riflettere, per comprendere le vicende degli ultimi vent’anni, il piano inclinato che ci ha portati dove attualmente siamo.
Articolo di Diego Fusaro

venerdì 9 dicembre 2016

PERCHE’ L’ITALIA E’ IN DEPRESSIONE. LO SPIEGA GALLONI.

Non si finisce mai di imparare e quando vengono alla luce determinate verità, ci si rimane davvero meravigliati della falsità che fa da padrona in questo mondo corrotto.
Ormai non si governa per portare avanti un popolo, non si vive con ideali veri…Ma si va avanti con l’esigenza di sopraffare l’altro a tutti i costi e con ogni mezzo a disposizione!
Il primo colpo storico contro l’Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall’allora Ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e “nonno” della Grande Privatizzazione che ha smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia. E’ il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo:impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese.
Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anno dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi……
A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della “casta” corrotta della Prima Repubblica, c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa “tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani.
E’ la drammatica ricostruzione che Nino Galloni, manager pubblico e alto dirigente di Stato, fornisce a Claudio Messora per il blog “Byoblu”. Nel  1989, Galloni era consulente del governo su invito dell’eterno Giulio Andreotti, il primo statista europeo che ebbe la prontezza di affermare di temere la riunificazione tedesca.
Andreotti era al corrente del piano contro l’Italia e tentò di opporvisi. Poi a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno “remava contro” il piano franco-tedesco. La telefonata di Kohl fu decisiva per indurre il governo a metterlo fuori gioco. «Ottenni dal ministro la verità», racconta l’ex super-consulente, ridottosi a comunicare con l’aiuto di pezzi di carta perché il ministro «temeva ci fossero dei microfoni». Sul “pizzino”, scrisse la domanda decisiva: “Ci sono state pressioni anche dalla Germania sul ministro Carli perché io smetta di fare quello che stiamo facendo?”. Eccome: «Lui mi fece di sì con la testa».
Questa, riassume Galloni, è l’origine della “inspiegabile” tragedia nazionale nella quale stiamo sprofondando. I super-poteri egemonici, prima atlantici e poi europei, hanno sempre temuto l’Italia. Il primo è l’omicidio di Enrico Mattei, e il secondo è l’eliminazione di Aldo Moro, l’uomo del compromesso storico col Pci di Berlinguer assassinato dalle “seconde Br”: non più l’organizzazione eversiva fondata da Renato Curcio ma le Br di Mario Moretti, «fortemente collegate con i servizi, con deviazioni dei servizi, con i servizi americani e israeliani». Il leader della Dc era nel mirino di killer molto più potenti dei neo-brigatisti: «Kissinger gliel’aveva giurata, aveva minacciato Moro di morte poco tempo prima». Tragico preambolo, la strana uccisione di Pier Paolo Pasolini, che nel romanzo “Petrolio” aveva denunciato i mandanti dell’omicidio Mattei, a lungo presentato come incidente aereo. Recenti inchieste collegano alla morte del fondatore dell’Eni quella del giornalista siciliano Mauro De Mauro. Probabilmente, De Mauro aveva scoperto una pista “francese”: agenti dell’ex Oas inquadrati dalla Cia nell’organizzazione terroristica “Stay Behind” (in Italia, “Gladio”) avrebbero sabotato l’aereo di Mattei con l’aiuto di manovalanza mafiosa.
Alla fine degli anni ‘80, Ciampi, Andreatta e De Mita, secondo Galloni, lavorano per cedere la sovranità nazionale pur di sottrarre potere alla classe politica più corrotta d’Europa. Col divorzio tra Bankitalia e Tesoro, per la prima volta il paese è in crisi finanziaria: prima, infatti, era la Banca d’Italia a fare da “prestatrice di ultima istanza” comprando titoli di Stato e, di fatto, emettendo moneta destinata all’ investimento pubblico. Chiuso il rubinetto della lira, la situazione precipita: con l’impennarsi degli interessi (da pagare a quel punto ai nuovi “investitori” privati) il debito pubblico esploderà fino a superare il Pil. Non è un “problema”, ma esattamente l’obiettivo voluto: mettere in crisi lo Stato, disabilitando la sua funzione strategica di spesa pubblica a costo zero per i cittadini, a favore dell’industria e dell’occupazione.Al piano anti-italiano partecipa anche la grande industria privata, a partire dalla Fiat, che di colpo smette di investire nella produzione e preferisce comprare titoli di Stato: da quando la Banca d’Italia non li acquista più, i tassi sono saliti e la finanza pubblica si trasforma in un ghiottissimo business privato. L’industria passa in secondo piano e – da lì in poi – dovrà costare il meno possibile. «In quegli anni la Confindustria era solo presa dall’ idea di introdurre forme di flessibilizzazione sempre più forti, che poi avrebbero prodotto la precarizzazione». Aumentare i profitti: «Una visione poco profonda di quello che è lo sviluppo industriale». Risultato: «Perdita di valore delle imprese, perché le imprese acquistano valore se hanno prospettive di profitto». Dati che parlano da soli. E spiegano tutto: racconta Galloni , “feci una ricerca che dimostrava che i 50 gruppi più importanti pubblici e i 50 gruppi più importanti privati investivano la metà dei loro profitti non in attività produttive ma nell’ acquisto di titoli di Stato, per la semplice ragione che i titoli di Stato italiani rendevano tantissimo e quindi si guadagnava di più facendo investimenti finanziari invece che facendo investimenti produttivi. Questo è stato l’inizio della nostra deindustrializzazione».
Alla caduta del Muro, il potenziale italiano è già compromesso dal sabotaggio della finanza pubblica, ma non tutto è perduto… Eravamo ancora «qualcosa di grosso dal punto di vista industriale e manifatturiero», ricorda Galloni: «Bastavano alcuni interventi, bisognava riprendere degli investimenti pubblici». E invece, si corre nella direzione opposta: con le grandi privatizzazioni strategiche, negli anni ’90 «quasi scompare la nostra industria a partecipazione statale», il “motore” di sviluppo tanto temuto da tedeschi e francesi. Deindustrializzazione: «Significa che non si fanno più politiche industriali». Galloni cita Pierluigi Bersani: quando era ministro dell’industria «teorizzò che le strategie industriali non servivano». Si avvicinava la fine dell’Iri, gestita da Prodi in collaborazione col solito Andreatta e Giuliano Amato. Lo smembramento di un colosso mondiale: Finsider-Ilva, Finmeccanica, Fincantieri, Italstat, Stet e Telecom, Alfa Romeo, Alitalia, Sme (alimentare), nonché la BancaCommerciale Italiana, il Banco di Roma, il Credito Italiano.
Le banche, altro passaggio decisivo: con la fine del “Glass-Steagall Act” nasce la “banca universale”, cioè si consente alle banche di occuparsi di meno del credito all’ economia reale, e le si autorizza a concentrarsi sulle attività finanziarie speculative. Denaro ricavato da denaro, con scommesse a rischio sulla perdita. E’ il preludio al disastro planetario di oggi. In confronto, dice Galloni, i debiti pubblici sono bruscolini: nel caso delle perdite delle banche stiamo parlando di tre-quattromila trilioni. Un trilione sono mille miliardi: «Grandezze stratosferiche», pari a 6 volte il Pil mondiale. «Sono cose spaventose». La frana è cominciata nel 2001con il crollo della new-economy digitale e la fuga della finanza che l’aveva sostenuta, puntando sul boom dell’e-commerce. Per sostenere gli investitori, le banche allora si tuffano nel mercato-truffa dei derivati: raccolgono denaro per garantire i rendimenti, ma senza copertura per gli ultimi sottoscrittori della “catena di Sant’Antonio”, tenuti buoni con la storiella della “fiducia” nell’imminente “ripresa”, sempre data per certa, ogni tre mesi, da «centri studi, economisti, osservatori, studiosi e ricercatori, tutti sui loro libri paga».
Quindi, aggiunge Galloni, siamo andati avanti per anni con queste operazioni di derivazione e con l’emissione di altri titoli tossici. Finché nel 2007 si è scoperto che il sistema bancario era saltato: nessuna banca prestava liquidità all’ altra, sapendo che l’altra faceva le stesse cose, cioè speculazioni in perdita. «Di qui la crisi di liquidità, che deriva da questo: le perdite superavano i depositi e i conti correnti». Come sappiamo, la falla è stata provvisoriamente tamponata dalla Fed, che dal 2008 al 2011 ha trasferito nelle banche – americane ed europee – qualcosa come 17.000 miliardi di dollari, cioè «più del Pil americano e più di tutto il debito pubblico americano».
Va nella stessa direzione – liquidità per le sole banche, non per gli Stati – il “quantitative easing” della Bce di Draghi, che ovviamente non risolve la crisi economica perché «chi è ai vertici delle banche, e lo abbiamo visto anche al Monte dei Paschi, guadagna sulle perdite». Il profitto non deriva dalle performance economiche, come sarebbe logico, ma dal numero delle operazioni finanziarie speculative: «Questa gente si porta a casa i 50, i 60 milioni di dollari e di euro, scompare nei paradisi fiscali e poi le banche possono andare a ramengo». Non falliscono solo perché poi le banche centrali, controllate dalle stesse banche-canaglia, le riforniscono di nuova liquidità. A monte: a soffrire è l’intero sistema-Italia, da quando – nel lontano 1981 – la finanzia pubblica è stata “disabilitata” col divorzio tra Tesoro e Bankitalia.
Un percorso suicida, completato in modo disastroso dalla tragedia finale dell’ingresso nell’Eurozona, che toglie allo Stato la moneta ma anche il potere sovrano della spesa pubblica, attraverso dispositivi come il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio.
Per l’Europa “lacrime e sangue”, il risanamento dei conti pubblici viene prima dello sviluppo. «Questa strada si sa che è impossibile, perché tu non puoi fare il pareggio di bilancio o perseguire obiettivi ancora più ambiziosi se non c’è la ripresa». E in piena recessione, ridurre la spesa pubblica significa solo arrivare alla depressione irreversibile. Vie d’uscita? Archiviare subito gli specialisti del disastro – da Angela Merkel a Mario Monti – ribaltando la politica europea: bisogna tornare alla sovranità monetaria, dice Galloni, e cancellare il debito pubblico come problema.
Basta puntare sulla ricchezza nazionale, che vale 10 volte il Pil.
Non è vero che non riusciremmo a ripagarlo, il debito. Il problema è che il debito, semplicemente, non va ripagato: «L’importante è ridurre i tassi di interesse», che devono essere «più bassi dei tassi di crescita».
A quel punto, il debito non è più un problema: «Questo è il modo sano di affrontare il tema del debito pubblico».