.Nisargadatta Maharaj. La meraviglia è l'alba della sapienza

L’appercezione in cui tutto sorge, è questa la realtà. Un’appercezione pura e chiara, quella che chiamano l’occhio di Dio.Karl Renz

« La persona non- risvegliata vive nel suo mondo, la persona risvegliata vive nel mondo. » Andrew Cohen

Finché immagino "come dovrei essere", continuerò ad essere quello che sono ora.U.G.Krishnamurti

"Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti." Eraclito

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezzaBenjamin Franklin

In televisione non c'è la pubblicità, il mezzo televisivo è "solo" pubblicità.Dioniso 777


Upton Sinclair, “è difficile far capire qualcosa ad un uomo quando il suo stipendio dipende dal suo non capire”.


giovedì 19 ottobre 2017

GUYLAINE LANCTOT: LA SALUTE ILLIMITATA DI CORPO E SPIRITO


 (Conferenza di Imola del 7 Maggio 2017)F
PRESENTAZIONE DI UNA DOTTORESSA CANADESE DI STRAORDINARIO LIVELLO
Ho il piacere e l’emozione autentica di presentare in sintesi la dottoressa Guylaine Lanctot, un genio mondiale della medicina autentica per decenni, e oggi una vera e propria Maestra Spirituale capace di liberare i pazienti dalla paura di vivere e dalla paura di morire. Un messaggio avanzato e memorabile che ci ha regalato con inesauribile forza, passione e maestria, apprezzato da tutti i presenti, ma in modo profondo e particolare da due ospiti eccezionali come Fabio e Wilde Previati.
*****
PARTE UNO: SINTESI DEL TESTO “LA MAFIA DELLA SANITÀ”
UN TESTO TUTTORA CARICO DI REALISMO E DI VALORE
Il primo sottotitolo “Segreto della salute illimitata” fa già capire che la Lanctot puntava già dall’inizio a qualcosa di superiore. Il secondo sottotitolo “Come liberarsi dall’Industria Farmaceutica” e diventare sovrani della propria salute”, fa intendere di quale pasta fosse fatta questa magnifica donna. È un libro che esiste in lingua italiana, edito da Amrita e da Macro Edizioni. Ho il piacere e l’onore pertanto di presentare la dottoressa Guylain Lanctot, un genio mondiale della medicina autentica.
SOVRANITÀ INDIVIDUALE E DIGNITÀ DIVINA DELL’ESSERE UMANO
“Non appartengo a nessuna religione. Sono fedele solo a me stessa. Io sono la mia sovrana, una sovrana che ha fede non nelle autorità e nelle istituzioni, ma in se stessa. Ho fede nella divinità dell’essere umano. Basta lasciare la prigione per volare. Pace, gioia, armonia, salute e prosperità sono dietro la porta: ci aspettano. Purtroppo il sistema sanitario mondiale, e anche quello delle nazioni da esso colonizzate e controllate, è una vera e propria mafia che fa ammalare, che tormenta, che uccide in nome del vile danaro e del potere”. Così esordisce la Guylain nel suo best-seller edito da Amrita e da Macrolibrarsi.
LA QUESTIONE DELL’IMPERMANENZA
Siamo di passaggio sulla terra. Il corpo è una macchina noleggiata per un viaggio, per le nostre esigenze di apprendimento e di evoluzione. La vera natura umana è buona, la sua vera essenza è divina. Ogni vivente sulla terra è di natura divina e identica, essendo nato dalla stessa sorgente, avendo la stessa origine. Apparteniamo tutti alla stessa famiglia. Come negli iceberg, la parte più importante è quella che non si vede. È l’anima che consente al corpo di esistere. Le condizioni di salute dell’anima determinano la salute dei quattro corpi invisibili (eterico-emotivo-mentale-spirituale) e del corpo fisico. Le entità divine sono capaci di tutto, ed anche di auto-guarirsi. Le remissioni spontanee sono normali. Anomale sono le malattie e la morte non voluta. La malattia è innanzitutto un turbamento dell’anima.
PRIORITÀ DELLE FACOLTÀ SPIRITUALI
È la nostra anima a condurre la danza. Solo l’essere umano ha la facoltà e la capacità di scegliere. Questa facoltà si trova nella sua anima, sede della coscienza e della volontà. Purtroppo viviamo in un mondo dove la materia fisica prevale sullo spirito, per cui lo spirito è al servizio della materia. Pensare che vale soprattutto ciò che si vede, si sente e si tocca con le dita è scelleratezza mentale, è stupidità manifesta diceva il grandissimo Giordano Bruno, brutalizzato e arso sul rogo da Papa Clemente VIII a Campo de Fiori in Roma nel 1601.
TRASFORMARE LA PRIORITÀ MATERIALISTA IN PRIORITÀ SPIRITUALE
Ma noi essendo dotati di libero arbitrio, contrariamente alle altre creature vegetali ed animali, abbiamo il diritto, il dovere e la possibilità di trasformare la priorità materialista in priorità spirituale, dove la materia è al servizio dello spirito. Solo allora conosceremo gioia, giovinezza, salute ed eternità. A noi la scelta!
UNA POPOLAZIONE SOGGIOGATA, SPAVENTATA ED IMMUNO-DEPRESSA
Viviamo in un mondo orribile dove la medicina punta a deprimere. In un mondo dove i vaccini mettono a durissima prova il sistema immunitario fin dalla prima infanzia. In un mondo dove ogni bambino subisce l’aggressione di oltre venti vaccini prima di andare a scuola. Nessuna meraviglia che crescendo, le malattie tipo sclerosi, allergie, tumori, artriti facciano la loro comparsa e vengano curate con antibiotici e altri farmaci. Visite su visite, ecografie, mammografie e simili. Una popolazione immuno-depressa, spaventata, inoculata, con quasi un milione di americani che muoiono ogni anno per gli effetti collaterali dei medicinali, per malattie iatrogene o medico-causate. I medici hanno una funzione sociale. Fanno a gare nel creare malattie dove non esistono. Fanno i mercanti di malattie.
IL TERRORE DELL’INQUISIZIONE
Dal 1257 al 1818 l’Inquisizione cattolica torturò e bruciò sul rogo milioni di persone innocenti. Erano accusate di stregoneria e di eresia contro i dogmi religiosi, giudicate senza processo, in segreto, col terrore della tortura. Se confessavano il loro presunto crimine erano dichiarate colpevoli di stregoneria e arse sul rogo. Se non confessavano erano considerate eretiche e poi arse comunque sul rogo. Non sfuggiva nessuno. Si praticava persino sulle donne la prova della pietra al collo. Se annegava la poveretta era innocente ma moriva. Se restava a galla, peggio ancora, veniva definita strega e la bruciavano. In ogni caso moriva. In tre secoli di registrazioni scritte vennero sterminati nove milioni di streghe e stregoni, 80% donne e bambine, non senza essere prima sottoposte a torture, stupro e violenze carnali dagli aguzzini in odore di santità. Le famiglie venivano spossessate di ogni ricchezza e di ogni bene immobile. Si dissotterravano persino le ossa dei loro defunti per arderle anche esse sul rogo. Ricordiamo Giovanna d’Arco, pastorella che salvò la Francia da invasioni esterne. Venne accusata di stregoneria perché indossava i pantaloni e cavalcava come un uomo. Fu bruciata viva. Questo regime del terrore, regolato dal Malleus Maleficarum (il maglio delle streghe), stabiliva che le giovani accusate fossero espressamente violentate e torturate. Questo regime del terrore durò cinque secoli sotto la benedizioni di tutti i papi e i religiosi dell’epoca.
A CHI SERVE IL TERRORE
Perché ricorrere a questo clima terroristico? La paura serve a dominare e sfruttare le popolazioni, a sottomettere i ribelli e gli spiriti liberi, a imporre una religione non sentita e non voluta dal popolo, ad arricchire i dignitari, le autorità religiose e i loro complici, nonché gli inquisitori che godevano di grandi privilegi e che erano al di sopra delle leggi. Praticamente è la stessa cosa che accade oggi dove governanti, ministeriali, lobbisti e leccapiedi che contano sono tutti al di sopra delle leggi!
IL RAPPORTO FLEXNER DAL 1910 AL 1925, REGIME DEL TERRORE SANITARIO
In base alle regole del rapporto Flexner, finanziato dalle fondazioni esentasse Carnegie e Rockefeller, AMA (American Medical Association) e AAMC (Association of American Medical Colleges) eliminarono la maggioranza dei terapisti omeopati, fitoterapisti e simili, colpendo in particolare le donne e i neri. La riforma sanitaria eliminò queste discipline e ridusse le facoltà di medicina da 650 a 50, e il numero di studenti da 7500 a 2500. La salute cadde nelle mani di una elite maschile ricca e corrotto. La medicina divenne uno strumento al servizio delle finanze. La grande finanza assunse quindi il controllo della salute, controllo che da allora sfrutta e impone coi risultati disastrosi che ben conosciamo. I suoi complici sono i ministeri della salute, i sottosegretari, i politici, i media, le facoltà di medicina e soprattutto i medici collusi che godono di enormi privilegi, di regalie, di danaro, di prestigio. L’inquisizione dunque esiste tuttora, e la caccia alle streghe continua ininterrotta.
Fonte Alla fonte la seonda parte. https://www.valdovaccaro.com/2017/05/guylaine-lanctot-la-salute-illimitata-corpo-spirito/

giovedì 12 ottobre 2017

I globalisti mirano a frantumare gli stati europei (con secessioni di immigrazione che porta alla tribalizzazione dei territori)

Fonte https://debernardi.wordpress.com

Cataluña e l'agenda di Soros: i documenti "Open Society" hanno rivelato i finanziamenti dei think tank separatisti

Cataluña e l'agenda di Soros: i documenti "Open Society" hanno rivelato i finanziamenti dei think tank separatisti
di Sean Jobst
10 ottobre 2017
Oye Soros Gilipollas: Al infierno con su "Sociedad Abierta"!
Non prende un forense per trovare le impronte digitali del banchiere "filantropo" George Soros in tutto il mondo. La Catalogna non è certamente un'eccezione, come è stato rivelato nei dati finanziari scoperti dal Barcellona La Vanguardia nel 2016. Il 16 agosto 2016, un articolo di Quico Sallés ha rivelato in che misura Soros ha finanziato l'ala propagandistica del movimento indipendente catalano. Questa è la stessa ala che ora sta attuando per conto dello sforzo di indipendenza della Catalogna, tra i media mondiali.
Secondo i documenti interni forniti dalla Fondazione Soros, tra il 12/16/2013 e il 31/31/2014, la "Open Society Initiative for Europe" di Soros (OSIFE) ha "assegnato" USD 27,049 al Consiglio di Diplomazia Pubblica della Catalogna (Diplocat). I record indicano che la copertura mediatica delle elezioni era al centro di questa somma, abbastanza massiccia per un solo mese e che possiamo dedurre includeva più finanziamenti nei mesi e forse anche negli anni a venire.
Fondata da donatori privati, Diplocat si definisce come un "paradiplomacy", un termine coniato nel 1990 per descrivere un ruolo attivo e indipendente dei governi regionali per fare la propria politica estera all'interno di un sistema federale. Questo descrive perfettamente Diplocat, essendo la politica estera della Generalitat de Catalunya che oggi conduce il separatismo catalano. Diplocat è quindi la faccia mondiale del lato pro-indipendenza.
I documenti della Fondazione Soros hanno anche rivelato che nel corso del medesimo periodo, il "Centro di Informazione e Documentazione Internazionale" di Barcellona (CIDOB), che gestisce "Information and Documentation" per la Generalitat, è stato aggiudicato 24.973 dollari "assegnati" allo stesso periodo. Sia Diplocat che CIDOB stanno portando avanti con successo gli sforzi per attirare il sostegno internazionale dei media per la causa della indipendenza catalana, in particolare nelle narrazioni che vengono ora promosse in punti vendita in tutto il mondo.
Propaganda di Diplocat ben finanziata, presentata ai media
La causa immediata per il finanziamento sono state due conferenze tenutesi a Barcellona nel gennaio 2014. CIDOB ha utilizzato i fondi per finanziare una conferenza sull'integrazione, mentre quella di Diplocat è stata ufficialmente chiamata "Elezioni europee 2014: l'aumento della xenofobia e dei movimenti euroskeptici in Europa". Quest'ultima conferenza è stata coordinata da Elisabet Moragas e presieduta dal presidente Diplocat Albert Royo, e si è tenuta dietro porte chiuse e solo per invito - riunendo politici e rappresentanti dei media per "dialogo aperto".
A quanto pare, come il parlamento di Soros di una "società aperta", tale "dialogo aperto" potrebbe ancora essere tenuto dietro le porte chiuse e escludere un pubblico i cui pareri in ultima analisi non si preoccupano di nulla. Dato il titolo orwelliano della conferenza, i tecnici assemblati hanno senza dubbio adottato decisioni in merito alla crisi dei migranti e come i media potrebbero coprire tale questione. Sotto la supervisione dei politici finanziati dalle ONG e dalle fondazioni di Soros, i giornalisti partecipanti potrebbero manipolare l'opinione pubblica in qualunque modo già predeterminati dai finanziatori della conferenza.
Soros: "Il nostro piano tratta i confini nazionali come ostacolo"
La totale ignoranza della sovranità o persino il tanto democratico processo democratico è in piena esposizione guardando le dichiarazioni registrate da Soros ai media. Riferendosi al disprezzo per l'istinto naturale e normale di un paese per mantenere l'integrità demografica impedendo l'immigrazione libera, l'elitista Soros ammette di non aver rispetto per la sovranità: "Il nostro piano tratta la protezione dei rifugiati come frontiere oggettive e nazionali come ostacolo “.
Il mondo stesso è il testamento del loro divergente principio. Soros ha finanziato ONG e think tank che hanno spinto per il cosiddetto intervento "umanitario" in paesi come la Libia e la Siria, ovviamente tale "umanitarismo" è una copertura orwelliana per l'esatto contrario: sostenere gruppi armati e lobbyare per i bombardamenti stranieri nel nome dei "diritti umani", minando i governi che avevano sconfitto la sua elite e le guerre civili dell'ingegneria per destabilizzare quei paesi. Il suo associato, l'ex procuratore generale irlandese e il presidente di Goldman Sachs International, Peter Sutherland, è ancora più diffuso in questo ruolo in qualità di rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la migrazione internazionale.
Allo stesso tempo, Soros è al centro della crisi di migrazione di massa in Europa, inondando gli stessi paesi europei che disprezza con un gran numero di migranti economici. Questi migranti sono stati portati in Europa attraverso le varie ONG che finanzia. I media lo vendono al pubblico come rifugiati, ovviamente attraverso le decisioni fatte dietro porte chiuse in conferenze di elite come quella di Diplocat - oscurando il fatto che la maggioranza sono in realtà migranti economici. Anche quei profughi effettivi sono il risultato di politiche progettate dai simili di Soros, che guadagnano la guerra.
Inserisci Fundación La Caixa
Verso questa fine, Soros finanzia il Programma europeo per l'integrazione e la migrazione (EPIM), che è una coalizione di dodici nonprofit connessi all'elite. Uno di questi è la Fondazione La Caixa, un'altra banca che perpetua la schiavitù del debito mentre finge di impegnarsi in "progetti sociali". Molto simile a Avaaz di Soros in Libia e ai caschi bianchi in Siria, Fundación La Caixa ha coinvolto campagne di propaganda altamente sofisticate e finanziate sotto la cosiddetta "diritti umani". All'interno della Spagna e dell'Europa in generale, è stata particolarmente attiva la promozione della migrazione di massa .
È interessante notare che la Fondazione La Caixa è stata fino a poco tempo fa fondata in Catalogna. Letteralmente meno di una settimana fa, ha annunciato che ha spostato la sua sede legale a Valencia; il giorno dopo, ha annunciato un'altra mossa a Maiorca . Dubito che la mossa sia coincidenziale, dato che i collegamenti di Soros hanno con La Caixa e con i think-tanks pro-indipendenti del governo catalano e con il ministero degli esteri. Forse conosce gli effetti della destabilizzazione della Spagna, in modo da poter perseguire meglio i suoi intrighi al di fuori della Catalogna, ma ancora abbastanza vicino per avere un ruolo diretto. Questa è una speculazione, ma è certo che La Caixa abbia legami con la stessa lobbying dell'indipendenza di Generalitat de Catalunya, ricevendo la sua Medaglia d'Oro nel 2005. Il nesso di politici e banchieri si manifesta ancora.
Comitato di accoglienza migrante Catalano Diplocat
- ma no "bienvenidos" per i fratelli spagnoli?
Royo: "Molto doloroso che la Catalogna non può accogliere più rifugiati malgrado la sua disponibilità solo perché la Spagna non lo permetterà"
Le doppie piattaforme della "società aperta" di Soros sono un'erosione delle sovranità nazionali e delle frontiere e l'immersione libera in Europa. Entrambi sono direttamente legati alle varie attività delle ONG in tutto il mondo, ognuno che lavora strettamente in concerto tra di loro in modo che le azioni di una istituiscano il "problema" che altri componenti della sua rete possono entrare e "risolvere ”. Ho precedentemente descritto questo processo in relazione alla Germania. Non dovrebbe sorprendere che il Diplocat, finanziato da Soros, promuove attivamente l'immigrazione di massa e abbia addirittura descritto uno dei fattori di indipendenza dalla Spagna, affinché la Catalogna possa accogliere ancora più "rifugiati" (quasi tutti sono immigrati economici in realtà) come questo articolo sul loro sito ufficiale ammette:
09 feb 2017
DIPLOCAT si unisce alla campagna a favore dei rifugiati e dei richiedenti asilo
Albert Royo ricorda la volontà della Catalogna di accogliere più rifugiati
Il Consiglio di Diplomazia Pubblica della Catalogna (Diplocat) ha aderito oggi alla campagna "La nostra casa, la tua casa" guidata da un gruppo di cittadini indipendenti e organizzazioni catalane interessate alla situazione attuale di migliaia di migranti e sfollati all'interno e all'esterno dell'Unione Europea. Diplocat contribuirà a dare visibilità internazionale all'affetto storico della Catalogna verso l'asilo e l'esilio a seguito della sua storia recente.
La dichiarazione di campagna, che ha già più di 53.600 firme, ha ora il supporto di Diplocat come entità. Il Consiglio incoraggia inoltre i cittadini a partecipare al concerto di sabato e a partecipare alla manifestazione che si terrà a Barcellona il 18 febbraio sotto lo slogan "Non c'è più scuse, oggi benvenuto", che dovrebbe essere il più importante raduno in Europa per questo causa.
Il segretario generale di Diplocat, Albert Royo, afferma che "stiamo parlando della più importante crisi umanitaria dopo la seconda guerra mondiale" e che è "molto doloroso che la Catalogna non possa accogliere più rifugiati malgrado la sua disponibilità solo perché la Spagna non Permettilo". {FINE}
¿Dónde están los "catalanes"?
Ho già documentato gli interessi stranieri che sostengono questo movimento per l'indipendenza catalana. E ho appena mostrato l'ammissione del sostenitore indipendente Albert Royo, capo del Diplocat ben finanziato che ha lobbato per la causa separatista tra i media stranieri, che accettare ancora più migranti in Catalogna è una motivazione primaria per l'indipendenza, ammettendo che preferisce l'economia estera i migranti ad accettare il proprio posto come fratelli tra i popoli iberici effettivamente legati ai catalani per sangue, origine e storia. Non dovrebbe sorprendere allora che i migranti ingrati sarebbero venuti in Spagna e si voltarono e si rivolgessero con diversi marxisti, potenze straniere e banchieri globalisti per questo sforzo di indipendenza catalano. Ci sono stati molti "catalani" a protesta separatista a Barcellona ....
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domenica 8 ottobre 2017

L’intervista. Il filosofo Diego Fusaro: “Sto con Putin perché ho letto Kant”

Pubblicato il 18 giugno 2014 da Alfonso Piscitelli    Fonte http://www.barbadillo.it
Categorie : Esteri Le interviste
OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl più interessante dei nuovi filosofi italiani legge Marx & Schmitt e appoggia Putin perché riavvicina l’Europa alle radici della sua cultura giuridica e politica.
Diego Fusaro (Torino, 1983) è il più interessante tra i filosofi italiani di giovane generazione. Sua è una rilettura del pensiero di Marx  al di là di ogni vecchia scolastica o tentativo di “rottamazione” (Bentornato Marx! il titolo del suo libro). Tra le sue opere ricordiamo anche “Minima Mercatalia. Filosofia e capitalismo” e il recente “Idealismo e Prassi. Fichte, Marx, Gentile”. Fusaro è stato allievo del grande (e misconosciuto) Costanzo Preve e proprio Preve gli ha trasmesso l’interesse per la Russia.  Costanzo Preve – ci dice Fusaro – scrisse un saggio intitolato “Russia, non deluderci!”.
In che senso?
Preve si aspettava che la Russia potesse opporsi allo strapotere del capitalismo americano e alle sue pulsioni imperialiste, e dunque garantire l’esistenza di un mondo multipolare. Se la Russia non delude in questa sua missione naturale, essa svolge una funzione fondamentale anzitutto per noi Europei.
La Russia di Putin a differenza della vecchia URSS non esprime una radicale alternativa “di sistema” al mondo liberalcapitalista.
Vero, ma dal punto di vista geopolitico la Russia rappresenta pur sempre un freno all’agire di una super-potenza che ormai tende a sconfinare nella pre-potenza. Il mondo post-1989 è esattamente questo, la tendenza americana a dominare il mondo in forma unipolare.
Nel parlare del necessario “multipolarismo” lei fa riferimento a Kant.
Sì, in un mio scritto: Minima Mercatalia. Filosofia e capitalismo. Kant diceva, nel 1795, che per garantire una stabile pace è meglio che vi sia una pluralità di Stati (diremmo noi: meglio più blocchi, anche contrapposti) che una Monarchia Universale. Oggi la “monarchia universale” è quella dello “one way”, del pensiero unico americano che mira ad annullare ogni diritto alla differenza e ogni modo alternativo di abitare il mondo che non sia quello americano.
Oggi la Russia tende a scontrarsi con l’Occidente sul tema dei valori e dei cosiddetti diritti individuali.
Quella dei diritti individuali è una vera e propria ideologia, nel senso deteriore del termine. Tale ideologia afferma i diritti di un individuo astratto, mentre i veri diritti sono quelli dell’individuo all’interno della comunità. Individuo e comunità esistono reciprocamente mediati, non ha senso pensarli astrattamente, come fa l’ideologia dei diritti civili, la quale è poi un alibi per non parlare dei diritti sociali.
Diritti individuali magari bilanciati anche con i doveri, come diceva Mazzini.
Certamente. Mi rifiuto poi di pensare che matrimoni gay, adozioni gay e eutanasia rappresentino i simboli della massima emancipazione possibile. È una presa in giro, anzitutto per i precari e per i disoccupati. I diritti devono essere anzitutto diritti sociali: quelli che garantiscono una sopravvivenza dignitosa dell’individuo all’interno della sua comunità, permettendogli di potersi pienamente esprimere in tutte le sue potenzialità.
Putin si appella a quel diritto naturale che affonda le sue radici nel grande pensiero europeo: lo stoicismo, i padri della chiesa.
In tempi più recenti possiamo ricordare Grozio e Pudendorf come alfieri di questa concezione. Se Mosca oggi ci aiuta a riavvicinarci a questi temi, allora è davvero auspicabile che essa sia forte e ci sia vicina. Infatti, appare evidente come la Russia, anche per via della sua straordinaria cultura, rappresenti una realtà molto più affine allo spirito europeo di quanto non sia l’America, che è invece il regno della tecnica (Heiddeger) e del capitale smisurato (Marx).
E dunque…?
Dunque l’Europa dovrebbe staccarsi dall’America, e dovrebbe schierarsi nel blocco euroasiatico. Impresa utopica… se pensiamo alla presenza delle basi militari USA in Italia, a ben sessant’anni dalla fine dei nazifascismi e a vent’anni dalla fine del comunismo. L’Italia è oggi una colonia statunitense, anche se nessuno lo dice.
In campo economico e sociale sembra che l’“utopia si stia realizzando: flussi di studenti, di merci, di turisti. Interscambio energetico e tecnologico. Anche per questo forse si producono “crisi” … per suscitare un nuovo clima da guerra fredda e impedire la piena integrazione.
Gli Americani devono necessariamente dividere gli Europei per conservare il lorodominio unipolare. Dividere per comandare meglio. Le basi americane che costellano vergognosamente il territorio europeo servono esattamente a mantenere in uno stato di perenne subalternità militare, geopolitica e culturale gli Europei.
C’è anche un ritardo della cultura europea o perlomeno di quella italiana nel capire i cambiamenti epocali in atto.
Dopo il 1989 si è verificata una ondata penosa di riflussi e pentimenti. In questo scenario si inserisce la vicenda tragicomica della sinistra italiana e di quello che, con Preve, chiamo l’orrido serpentone metamorfico PCI-PDS-DS-PD: dal grande Antonio Gramsci a Matteo Renzi. Ormai da venti anni, senza alcun infingimento, la sinistra sta dalla parte del capitalismo, delle grandi banche e dei bombardamenti “umanitari”. Per questo io non sono di sinistra: se la sinistra smette di interessarsi a Marx e Gramsci, occorre smettere di interessarsi alla sinistra.
Se la sinistra ha assunto questa posizione è stato appunto in nome della nuova Ideologia dei Diritti umani
Affermava Carl Schmitt : l’ ideologia diritti umani è utile per creare un fronte unito contro chi viene individuato come “non umano”. Contro un nemico che viene dipinto come un mostro, ogni strumento di annientamento è lecito: si pensi agli strumenti utilizzati contro Saddam Hussein, contro Gheddafi. Si deve sempre inventare un nuovo Hitler in modo da legittimare la nuova Hiroshima: dove c’è il dittatore sanguinario, lì deve esserci il bombardamento etico. È il canovaccio della commedia che, sempre uguale, viene impiegato per dare conto di quanto accade sullo scacchiere geopolitico dopo il 1989: il popolo compattamente unito contro il dittatore sanguinario (nuovo Hitler!), il silenzio colpevole dell’Occidente, i dissidenti “buoni”, cui è riservato il diritto di parola, e, dulcis in fundo, l’intervento armato delle forze occidentali che donano la libertà al popolo e abbattono il dittatore mostrando con orgoglio al mondo intero il suo cadavere (Saddam Hussein nel 2006, Gheddafi nel 2011, ecc.). Farebbero lo stesso contro Putin…
… se Giuseppe Stalin non avesse innalzato attorno alla Russia una palizzata di bombe atomiche.
Esatto, proprio per questo è opportuno che Putin conservi il primato militare come arma di dissuasione: per poter svolgere una civile funzione di freno alla super-potenza americana. Per questo, l’immagine simbolo di questi anni è quella che vede contrapposti Obama che dice: “Yes, we can” e Putin che idealmente gli risponde: “no, you can’t!”. Frenare gli Americani significa frenare la loro convinzione di essere degli eletti, di avere una special mission, che consisterebbe nell’esportare la democrazia, come si esportano merci, a colpi di embarghi o di bombardamenti. Sulla scia di questa convinzione è stata dichiarata una guerra mondiale a tutto il mondo che non si piega ai diktat e la guerra è stata portata di volta in volta in Irak, in Serbia, in Afghanistan, in Libia, attraverso la guerriglia in Siria. Solo la Russia resiste. È questa la “quarta guerra mondiale”. Essa, successiva alla terza (la “Guerra fredda”), è di ordine geopolitico e culturale ed è condotta dalla civiltà del dollaro contro the rest of the world, contro tutti i popoli e le nazioni che non siano disposti a sottomettersi al suo dominio, forma politica della conquista del mondo da parte della forma merce e della logica della reductio ad unum del globalitarismo,
Putin stesso viene definito come una sorta di despota asiatico antidemocratico… anche se le percentuali del consenso di cui gode, espresso in regolari elezioni, sono eclatanti.
Come dice Alain de Benoist, l’ideologia liberale occidentale è una “ideologie du meme”: riconosce e legittima solo ciò che percepisce come uniforme a sé stessa. E in nome di questo unilateralismo si glorificano anche fenomeni ridicoli come quello delle Pussy Riot, come espressioni di “dissidenza” e di “lotta per i diritti”! Il capitale odia tutto ciò che capitale non è, mira ad abbattere ogni limite, in modo da vedere ovunque sempre e solo la stessa cosa, cioè se stesso. Con le parole di Marx, “ogni limite è per il capitale un ostacolo che deve essere superato”.
Come considera la proposta formulata da Vladimir Putin di una “Europa unita da Lisbona a Vladivostok”?
È un concetto interessante. E’ necessario che l’asse dell’Europa si orienti altrove rispetto all’Occidente americanizzato. Ed è necessario immaginare una Europa più ampia dei confini imposti dalla UE: quella UE che rappresenta il trionfo dei principi di capitalismo speculativo di stampo occidentale. La UE è oggi la quintessenza dell’americanismo, del neoliberismo americano e della vergognosa rimozione dei diritti sociali. È, direbbe Gramsci, la “rivoluzione passiva” con cui, dopo il 1989, i dominanti hanno imposto il neoliberismo.
E come si definirebbe Diego Fusaro oggi?
Sono uno allievo indipendente di Hegel e Marx, Gentile e Gramsci, ma mi considero abbastanza isolato nel panorama culturale italiano, perché la sinistra in Italia è passata dalla lotta al capitale alla lotta per il capitale. I suoi nomi di spicco sono Fabio Fazio e la signora Dandini, Zagrebelsky e Rodotà. In questo senso, non ne faccio mistero, mi sento un dissidente e un ribelle, e propongo un pensiero in rivolta contro l’esistente. La sinistra oggi è contro la borghesia ma non contro il capitalismo globale: ma dal 1968 è il capitalismo stesso che lotta contro la borghesia, cioè contro quel mondo di valori (etica, religione, Stato, valori borghesi, ecc.) per loro stessa natura incompatibili con la mercificazione universale capitalistica. Per ciò, lottando contro la borghesia, dal 1968 ad oggi la sinistra lotta per il capitalismo. Io ritengo che si debba invece lottare contro il capitalismo e che sia ancora valido un ideale di emancipazione del genere umano inteso come un soggetto unitario (la razza umana), che esiste solo nella pluralità delle culture e delle lingue, delle tradizioni e dei costumi, ossia in quella pluralità che – diceva il filosofo Herder – è il modo di manifestarsi di Dio nella storia.
All’atto della sua prima elezione Obama veniva accolto – e non solo dalla sinistra – come una sorta di Messia. Vi è chi lo definì come “il Presidente di tutto il mondo libero”.
Quello fu un tipico caso di provincialismo italiano ed europeo: la festa per l’incoronazione dell’Imperatore Buono. Oggi i tempi sono cambiati, c’è piùdisincanto non solo verso Obama, ma anche verso la costruzione verticistica dell’Unione Europea. Mi pare che la Francia si sia rivelata “l’anello debole” della catena eurocratica. O meglio: il punto in cui la catena si può spezzare. Chi è contro il capitale, nel senso di Gramsci e di Marx, non può oggi non essere contro l’imperialismo americano, ma poi anche contro l’Europa dell’euro e della finanza, del precariato e del neoliberismo

giovedì 5 ottobre 2017

Era “ANTIFA” lo sterminatore di Las Vegas. Ma non si dice.

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Subito dopo aver fatto irruzione  nella stanza del Mandaly Bay Hotel  da cui Stephen Paddock sparava, gli uomini dello Hostage Rescue Team (Gruppo salva-ostaggi) hanno  trovato, oltre il cadavere dell’uomo che si era sparato alla testa e le decine di ami d’assalto, anche “molta letteratura Antifa”.  La notizia, diffusa inizialmente, è stata però subito censurata dai media mainstream.  Lo stesso Trump è stato istruito dai suoi gestori a ripetere che lo stragista era “un uomo molto malato”, attribuendo ad una follia senza movente la strage.
“Antifa” è l’abbreviazione gergale di “Azione Antifascista”, la galassia violenta e corpuscolare di gruppi rossi e neri (anarchici) che, da quando è stato eletto Trump, secondo loro esponente della frangia fascista della società, sono passati all’azione diretta. Picchiano, minacciano, interrompono riunioni della “destra” (altra galassia),   a cui negano con le cattive l’agibilità politica, il diritto di riunione e di parole: “Hate speech is not free speech”,  i discorsi d’odio non hanno (diritto alla ) libertà di parola, è uno dei loro slogan. Nutrono   una ideologia anarco comunista, contro le “tre oppressioni: razzismo, sessismo, capitalismo”.  Insomma si credono anti-sistema ma sono  la guardia armata del Politicamente Corretto Totale, i picchiatori del conformismo del Sistema portato al parossismo demente.
Demente non è una esagerazione. Sono Antifa i gruppi che abbattono, o fanno abbattere, le statue del generale Lee e quella del “razzista” Cristoforo Colombo – uno sforzo supremo di “pulire” la storia americana di tutto il politicamente scorretto, per farne la società purificata della  perfezione antirazzista e  anti-Alt  Right: reincarnazione  impazzita, se ci si pensa, della “città luminosa sulla collina”, dell’America come “nazione necessaria” e purificatrice del mondo.

Il contagio collettivo dell’odio

Snowflakes e black-bloc, politici e giornalisti di grido partecipano alla frenesia,   si contagiano a vicenda.  Molti psichiatri Usa hanno diagnosticato – non scherzano –  una nuova sindrome: “President Trump Stress Disorder”, caratterizzato da “angoscia, ansia, attacchi di panico” che cresce con il crescere del  caos della stessa presidenza. “A sinistra è una epidemia di malessere psicologico vera e propria”, rivelano gli psichiatri al New York DAily News:
http://www.nydailynews.com/news/politics/cope-president-trump-stress-disorder-article-1.3414933
Una sindrome che può calmarsi, temporaneamente, solo attaccando fisicamente i concittadini nemici, deplorevoli votanti per Trump o lettori di Breitbart.  Una senatrice  dello Stato del Missouri, tale Chappelle-Nadal, ha postato su Facebook il moderato auspicio: “Io spero che sia assassinato!”. Interpellata dal Secret Service (il servizio di protezione presidenziale)  s’è giustificata: “Sono molto frustrata”. Molti “Antifa” seguono l’ideologia del super-anarchico Saul Alinsky, per il quale “Lucifero è stato il primo dei radicali  rivoluzionari”.
Ora, gli spettatori del concerto country su cui Paddock ha infierito erano  – come non ha mancato di far notare compiaciuto qualche anchorman delle tv progressiste mainstream  – sicuramente elettori di “The Donald”: quindi un bersaglio legittimo per   un ossesso “antifa”.
Si capisce anche come la notizia non venga diffusa troppo.  Nella polarizzazione estrema della società americana,  già eccitata  fino alla paranoia  – non senza la complicità dei media,  che continuano a dipingere Trump come un nemico  servo della Russia –   è ritenuto più prudente non mostrare la strage di Vegas per quel che è: un fatto di guerra civile. La guerra civile americana strisciante,   o meglio corpuscolare che formicola  e polarizza   la società, salita ad un quasi inverosimile parossismo di odio reciproco.  Riconoscere l’eccidio per quel che è, infatti, promuoverebbe la “risposta” dell’opposto radicalismo,  armato anch’esso.  L’evocazione stessa della parola, “guerra civile americana”, ricorda uno dei fatti più brutali della storia  umana, dove i generali nordisti hanno sterminato non solo i sudisti ma “le donne, i bambini,  devastato i loro terreni…”.
Nei quadri di Hopper: sta per avvenire un delitto, o è appena avvenuto.
La violenza endemica della società Usa, ora giunta alla demenza, è tradizionale, come ricorda Nicolas Bonnal. “La brutalità del paese, della sua popolazione e dei suoi costumi” è la prima cosa che hanno rilevato i nuovi arrivati in America, da Tocqueville a Charles Dickens a Louis-Ferdinand Céline; oggi, alla violenza di base  si unisce “la crudeltà del controllo  della  sua polizia, che arriva ad assassinare 1200 cittadini all’anno e  ne controlla col bracciale elettronico 6 milioni (il lager elettronico non è una metafora)”, e “rinchiude 2,3 milioni di detenuti”, quasi la metà (43%) dei carcerati del mondo intero  nei soli Stati Uniti. “Negli ultimi due secoli, 34  milioni  di cittadini americani sono stati incarcerati per durate indeterminate”.

La legge di Lynch applicata al mondo

E’ il paese la cui civiltà giuridica ha dato  la giustizia popolare spiccia, chiamata legge di Lynch.
Bonnal ricorda come   nel suo Lyceum Adress  (1838), l’allora liceale Abraham Lincoln evoca  il fatto che nel Mississippi  i bravi americani han cominciato ad impiccare i giocatori d’azzardo, “professione non particolarmente utile e onesta, ma non vietata dalle leggi”; proseguito con l’impiccare i negri sospettati di insurrezione; poi impiccato i bianchi sospettati di essere d’accordo coi negri; “e infine degli stranieri, provenienti dagli stati vicini, e viaggianti per i loro affari”.
Non è in fondo la stessa legge di Lynch quella che pratica la diplomazia imperiale americana?, chiede Bonnal.  “linciaggio collettivo di presunti “stati canaglia” isolati. Si lincia l’America centrale, l’Irak, la Siria, la  Libia, la  Corea aspettando di linciare l’Iran, la Cina e la Russia”. Impossibile? Tutt’altro: “E’  la logica di questa folla di linciatori che accusano senza prove e si scaldano a vicenda con Bibbia e whisky, e poi sterminano”.
http://www.dedefensa.org/article/lincoln-et-la-barbarie-americaine
Il massacratore di Las Vegas è la figura perfetta di questa violenza totale e corpuscolare ed endemica. Suo padre, Patrick Benjamin Paddock, è stato un rapinatore violento, seriale,negli anni ’70. Il FBI, che riuscì ad arrestarlo nel 1976,  lo ha posto per qualche tempo nella lista dei dieci maggiori ricercati. Nel manifestino “wanted”, si precisa che “deve essere considerato armato e molto pericoloso”, e che è stato “diagnosticato come psicopatico con tendenze suicide”.
Papà Paddock, wanted.
Continuano i dubbi che il figlio abbia agito da solo, come un pazzo isolato nella  sua follia solitaria. Quarantacinque minuti prima della sparatoria, una donna ha gridato alla folla degli spettatori al concerto: “Morirete tutti, fottuti!.  Era, dicono i testimoni, una  donna sulla cinquantina, di tipo ispanico. La security del concerto l’ha portata fuori  di forza, insieme al suo accompagnatore. L’una e l’altra non identificati.
E’ un episodio in più della mostruosa e profondissima malattia morale che invade la società americana, e si riflette ed accelera la disgregazione  dell’impero. E’ la violenza psicopatica con cui l’impero si suicida, rivolgendo il proprio odio armato contro se stesso. Ma non senza aver  prima sparso stragi attorno a sé.

mercoledì 20 settembre 2017

Manlio Dinucci - Il Venezuela si ribella al petrodollaro e Trump annuncia l'"opzione militare"

fonte http://www.lantidiplomatico.it
di Manlio Dinucci* - il Manifesto


«A partire da questa settimana si indica il prezzo medio del petrolio in yuan cinesi»: lo ha annunciato il 15 settembre il Ministero venezuelano del petrolio. Per la prima volta il prezzo di vendita del petrolio venezuelano non è più indicato in dollari.

È la risposta di Caracas alle sanzioni emanate dall’amministrazione Trump il 25 agosto, più dure di quelle attuate nel 2014 dall’amministrazione Obama: esse impediscono al Venezuela di incassare i dollari ricavati dalla vendita di petrolio agli Stati uniti, oltre un milione di barili al giorno, dollari finora utilizzati per importare beni di consumo come prodotti alimentari e medicinali. Le sanzioni impediscono anche la compravendita di titoli emessi dalla Pdvsa, la compagnia petrolifera statale venezuelana.






Washington mira a un duplice obiettivo: accrescere in Venezuela la penuria di beni di prima necessità e quindi il malcontento popolare, su cui fa leva l’opposizione interna (foraggiata e sostenuta dagli Usa) per abbattere il governo Maduro; mandare lo Stato venezuelano in default, ossia in fallimento, impedendogli di pagare le rate del debito estero, ossia far fallire lo Stato con le maggiori riserve petrolifere del mondo, quasi dieci volte quelle statunitensi.





Caracas cerca di sottrarsi alla stretta soffocante delle sanzioni,  quotando il prezzo di vendita del petrolio non più in dollari Usa ma in yuan cinesi. Lo yuan è entrato un anno fa nel paniere delle valute di riserva del Fondo monetario internazionale (insieme a dollaro, euro, yen e sterlina) e Pechino sta per lanciare contratti futures di compravendita del petrolio in yuan, convertibili in oro.

«Se il nuovo future prendesse piede, erodendo anche solo in parte lo strapotere dei petrodollari, sarebbe un colpo clamoroso per l’economia americana», commenta il Sole 24 Ore.

Ad essere messo in discussione da Russia, Cina e altri paesi non è solo lo strapotere del petrodollaro (valuta di riserva ricavata dalla vendita di petrolio), ma l’egemonia stessa del dollaro. Il suo valore è determinato non dalla reale capacità economica statunitense, ma dal fatto che esso costituisce quasi i due terzi delle riserve valutarie mondiali e la moneta con cui si stabilisce il prezzo del petrolio, dell’oro e in genere delle merci.

Ciò permette alla Federal Reserve, la Banca centrale (che è una banca privata), di stampare migliaia di miliardi di dollari con cui viene finanziato il colossale debito pubblico Usa – circa 23 mila miliardi di dollari – attraverso l’acquisto di obbligazioni e altri titoli emessi dal Tesoro.

In tale quadro, la decisione venezuelana di sganciare il prezzo del petrolio dal dollaro provoca una scossa sismica che, dall’epicentro sudamericano, fa tremare l’intero palazzo imperiale fondato sul dollaro. Se l’esempio del Venezuela si diffondesse, se il dollaro cessasse di essere la principale moneta del commercio e delle riserve valutarie internazionali, una immensa quantità di dollari verrebbe immessa sul mercato facendo crollare il valore della moneta statunitense.

Questo è il reale motivo per cui, nell’Ordine esecutivo del 9 marzo 2015, il presidente Obama proclamava «l’emergenza nazionale nei confronti della inusuale e straordinaria minaccia posta alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati uniti dalla situazione in Venezuela».

Lo stesso motivo per cui il presidente Trump annuncia una possibile «opzione militare» contro il Venezuela. La sta preparando lo U.S. Southern Command, nel cui emblema c’è l’Aquila imperiale che sovrasta il Centro e Sud America, pronta a piombare con i suoi artigli su chi si ribella all’impero del dollaro.

sabato 16 settembre 2017

Introduzione alla bellezza

Venere di MiloMolte volte ho assistito a, e sono stato coinvolto in discorsi sulla bellezza e la conclusione di queste discussioni di solito è che “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace.”
Questa conclusione finale mette di sicuro tutti d’accordo, ma è poi la verità o la definizione di bellezza?
Da sempre non ho mai accettato una conclusione di cui non potevo verificare se le informazioni e i fatti presentati, una volta analizzati, avrebbero portato inequivocabilmente a tale conclusione.
E la conclusione che “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”, non mi ha mai soddisfatto veramente, perché mi sono state indicate come belle anche cose che a me parevano orribili e accettare tale conclusione sarebbe stato come ammettere che la bellezza è un concetto soggettivo che nella realtà oggettiva non esiste.
Ma un giorno ho imparato a riconoscere la bellezza percependo l’emozione che essa provoca in chi ne è colpito.

Cos’è la Bellezza oggettiva?

E’ la proprietà di causare elevate emozioni nell’osservatore che una cosa possiede avendo le parti che la compongono in armoniosa relazione l’una con l’altra. E’ ciò che fa ottenere il consenso generale alle vere opere d’arte.
E’ il genere di bellezza di cui intendo parlare in questo articolo e la chiamerò bellezza oggettiva, libera da ogni associazione.
Un esempio di un effetto che la bellezza oggettiva causa è una emozione che chi la subisce non è in grado di sopportarla completamente e sviene o prova una forte sofferenza interiore che non riesce a motivare. Fra coloro che l’hanno provata Stendhal è stato il primo che ne ha fatto una descrizione e da allora è chiamata, seppur lungi dall’essere una condizione patologica, sindrome di Stendhal, perché la scienza ufficiale tende a psichiatrizzare ogni comportamento che non corrisponda a quelli considerati normali per il suo homo sapiens.
Quando parliamo della bellezza entriamo nel campo dell’estetica, non inteso come branca della filosofia ma come spettro di vibrazioni.
I nostri sensi sono in grado di percepire uno spettro ben definito di vibrazioni che vanno da un numero minimo e massimo, di cui i valori e gli aspetti tecnici non è necessario entrare nei dettagli.
Per fare un esempio, nello spettro delle onde sonore, un cane può sentire un suono emesso da un fischietto ad ultrasuoni mentre per gli umani tale fischietto è muto.
Le onde estetiche fondamentali hanno frequenze molto elevate e normalmente non vengono percepite dai sensi degli esseri umani, tuttavia spesso essi sperimentano delle armoniche inferiori di estetica.
Succede però a volte che un insieme di forme, suoni, colori e movimenti colpiscano un essere spirituale direttamente, praticamente oltrepassando il filtro dei sensi fisici.
L’essere spirituale ha la capacità di vibrare a frequenze molto più elevate di quelle normalmente percepite dai sensi fisici.
L’armonia di elementi di una vera opera d’arte ovvero la sua bellezza, è in grado di far vibrare un essere spirituale alla frequenza fondamentale dell’Estetica e a quel punto tale essere sperimenta un’emozione molto elevata.
Per il corpo dello spettatore quell’emozione è troppo forte per essere manifestata come le altre normali emozioni che rientrano nella consuetudine dell’essere umano e i vari sistemi collassano provocando le manifestazioni tipiche della cosiddetta sindrome di Stendhal. Niente di patologico, tutt’altro.
L’arte oggettiva, universale ha delle particolari caratteristiche. Le opere che posseggono tali caratteristiche contengono gli stessi elementi armonici con cui l’intero universo è stato creato.
Tali opere sono senza tempo, sopravvivono alle varie mode che si alternano nel corso dei millenni, ricevono ininterrottamente ammirazione dal primo momento in cui sono state create fino alla purtroppo inevitabile consumazione.
Osservando una di tale opere riscontriamo che le proporzioni delle varie forme sono identiche a quelle che la Natura applica nei processi di creazione.
Questo rapporto proporzionale è rappresentato con chiarezza nella Sezione Aurea che era ben conosciuta nei Veda, in molte antiche civiltà dell’Asia Minore, dagli Egizi e dai grandi artisti del Rinascimento.
La sezione aurea è il risultato della divisione di una linea in un preciso punto che ci dà due frammenti A e B in cui A misura 1 e B invece 0,618 . E una proporzione speciale come puoi vedere dai risultati che si ottengono nei calcoli che seguono.
Chi vuole sbizzarrirsi può cercare altro materiale a riguardo, non volendo fare un trattato ne parleremo quanto basta per comprendere i vari concetti senza sconfinare nei verbosi livelli accademici.
I numeri delle proporzioni usate dall’architetto (o dagli architetti) dell’Universo sono 1,618, rappresentato dalla lettera greca Phi e 0,618, rappresentato dalla lettera greca phi (minuscola)
Un esempio dell’applicazione della Sezione Aurea la possiamo vedere nello sviluppo della spirale, che è il modello con cui le cose create si evolvono.
Le proporzioni sono 1 per il lato lungo e 0,618 per quello corto. La successione dei quarti di cerchio disegnati in ogni quadrato ci danno una spirale, il modello usato per la creazione.

Sezione della conchiglia di nautilo
Lo stesso avviene nella creazione delle galassie.
Nella Tavola Smeraldina, Ermete Trismegisto rivela come un fattore si riscontra ovunque nella creazione. Quel fattore è la Sezione Aurea, 1.618
Dalla Tavola Smeraldina di Ermes Trismegisto.
“Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della causa una.”
“E poiché tutte le cause sono e provengono da una, per la divisione di una, così tutte le cose sono nate da questa causa unica adeguandosi ad essa.”
Così in alto
Così in basso.
“Dio creo l’uomo a sua immagine e somiglianza” andrebbe esteso come concetto all’intera creazione. Significa che ogni cosa creata segue un preciso modello, dalle galassie che compongono l’universo all’atomo.
Le opere d’arte che sono tuttora oggetto di universale ammirazione contengono nelle proporzioni multipli o sottomultipli del numero aureo 1,618

Afrodite
Il corpo umano è proporzionato in base alla sezione aurea, come il resto dell’universo.
E così anche le singole parti
Anche Leonardo conosceva questo “segreto”
Agli amici che gli chiedevano perché non ne spiegava l’origine rispondeva che l’avversione del Clero per le verità che possono dischiudere i dogmi l’avrebbe condotto sul rogo, e che comunque coloro i cui occhi sanno vedere possono conoscere i segreti dell’Universo guardando le sue opere perché in esse vi è posta tutta la conoscenza.
La bellezza oggettiva è la proprietà dell’intero in cui le sue parti sono armoniosamente proporzionate secondo la sezione aurea.
Più tali proporzioni si discostano dalla Sezione Aurea, più la bellezza diminuisce, le vibrazioni si abbassano di frequenza e gli stati elevati dell’essere non ne vengono più affetti, ma solo gli stati inferiori, dell’individuo identificato con il suo corpo.
Quando parliamo di bellezza soggettiva a volte possiamo ottenere valori molto lontani da quella oggettiva se le aberrazioni di chi esprime il concetto sono rilevanti.
Vediamo spesso delle conduttrici di programmi televisivi che ostentano dei seni che sono sul punto di esplodere dalla “generosa” scollatura. Forse le varie TV le assumono per sopperire all’inconsistenza dei loro programmi. Ad alcuni sembrano belle proprio per quelle artefatte misure abbondanti. L’emozione che essi provano è commista al sesso, non si tratta di bellezza pura e, generalmente nella vita quotidiana, quando si parla di bellezza si sta parlando di capacità di attrarre sessualmente.
L’emozione sessuale, che spesso viene erroneamente chiamata amore, ha una frequenza molto più bassa e quando è unita alla bellezza, una frequenza molto elevata, la risultante è una frequenza di valore molto inferiore a quello della bellezza che potrebbe benissimo rappresentare l’attributo “sexy”.
Anche quando le proporzioni sono perfette, l’associazione con il sesso abbassa le vibrazioni rendendo impossibile che le emozioni elevate della bellezza pura possano essere sperimentate dal suo osservatore, come possiamo notare dall’esempio sotto.
La bellezza libera da associazioni appartiene al campo dell’Estetica, le cui vibrazioni hanno frequenze elevate e per percepirle è necessario riuscire ad oscillare al livello di quelle frequenze. Questo avviene quando riusciamo a distaccarci dalle armoniche inferiori della bellezza e dalle emozioni negative, che sono una zavorra che impedisce l’accesso ai livelli superiori di esistenza e di azione. Ai veri artisti la bellezza oggettiva è ben nota e viene trasmessa nelle loro opere. Il compito dell’artista è quello di ricordare all’uomo che esistono emozioni spirituali e che sono esse che lo elevano dal piano dei desideri meramente materiali. E la bellezza è uno dei mezzi per farlo.
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Non hai i libri di Ehret? eccoli: opera omnia di Arnold Ehret
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Medicinenon.it e Arnoldehret.it sono due siti di Luciano Gianazza.
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ArnoldEhret.it è il sito ufficiale degli insegnamenti di Arnold Ehret, raccolti nei suoi libri, fra i quali Il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco è un best seller internazionale. Arnold Ehret ha ritrovato il sentiero, di cui si era persa ogni traccia secoli fa, che porta all'alimentazione naturale dell'Uomo e alla salute perfetta in quanto ripristina la naturale capacità del corpo umano di disintossicarsi da tossine e veleni. In questo mondo avvelenato, il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco fornisce i fondamenti per un'alimentazione e stile di vita che sono essenziali per la buona riuscita dei vari protocolli di disintossicazione.
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domenica 10 settembre 2017

Nasciamo senza portare (N. Nur-ad-Din)

fonte http://www.lameditazionecomevia.it/testi.htm
 
Nasciamo senza portare
nulla, moriamo senza poter
portare nulla, ed in mezzo,
nell'eterno che si
ricongiunge nel breve
battito delle
ciglia, litighiamo per
possedere qualcosa.

domenica 3 settembre 2017

Guerra tra poveri: chi ci guadagna?

di GIANLUCA BALDINI (FSI Pescara)
Anni fa conobbi Saïd.
Veniva dal Marocco, aveva il viso angelico di un bambino, la voce squillante, gli occhi grandi e tondi che quasi la sua testolina non li conteneva. Carnagione olivastra da fototipo magrebino, capelli corti ricci neri come il petrolio. La sera stavamo insieme, gli offrivo spesso da mangiare e da bere. Adorava il panino con la frittata e lo mandava giù alla velocità della luce con una lattina di Coca Cola. Saïd mi inteneriva solo a guardarlo, piccolo, implume e innocuo. Poco dopo scoprii che aveva qualche anno più di di me, ma continuavo a trattarlo come un cuginetto da accudire. Mi raccontò la sua storia, un film drammatico che ambiva a concludersi con un lieto fine. Saïd aveva raggiunto l’Europa illegalmente dalla Spagna, viaggiando in un vano sotto il semirimorchio di un camion. Un viaggio attaccato alla vita con l’asfalto che correva sotto a cento all’ora. Mi diceva di essere ospite di alcuni ragazzi che lo avevano aiutato una volta raggiunta l’Italia in un appartamento vicino lo stadio, che però non volle mai farmi vedere. Passò da Roma e si ritrovò a Pescara per puro caso, nel suo vagare senza meta. Saïd le giornate le passava per strada, con gli altri diseredati nordafricani che bazzicano la stazione. Non passò molto tempo, forse un paio di mesi, prima di iniziare ad assistere alla sua trasformazione. La strada è una scuola di vita, dove non esistono i compiti in classe, i voti, gli esami. Si affrontano prove ben più faticose e rischiose. O sopravvivi, o muori. Questo è il metro di valutazione. Sono certo che Saïd volesse sopravvivere e che, se avesse potuto, avrebbe scelto un’altra strada. Fatto sta che di lì a poco mi avrebbe incrociato per strada ignorandomi, con gli occhi sbarrati e iniettati di sangue e la camminata dinoccolata strafottente da ras del quartiere. Avevo capito tutto. Una sera lo incontrati col suo gruppo di “amici” e lo avvicinai per salutarlo e chiedergli come andasse. Mi rispose “sciao belo, fumo, coca…?”. Il “lieto fine” di questa storia purtroppo si è consumato nel carcere di San Donato. Non ho più saputo nulla di Saïd e francamente non ci ho neanche più pensato, sono passati più dieci anni ormai.
Stamattina però mi è tornato in mente Saïd. L’ho rivisto negli occhi di Samuel, un ragazzo nigeriano che è arrivato un mese fa in città. Aspetta seduto su una cassetta della frutta rotta all’ingresso di un noto bar del centro dove vado a fare colazione ogni mattina. Samuel sembra un angelo, come Saïd. Ha un viso delicato e lo sguardo che parla da solo. Le sofferenze e la voglia di riscatto gliele leggi negli occhi. Sembra un bambinone, ma ha poco più di vent’anni. Quando lo incrocio gli chiedo se vuole fare colazione. Solo la prima volta ha accettato di buon grado, ma ormai mi dice sempre che ha già fatto, così all’uscita gli lascio due euro. “Dio ti benedica, grazie, buona giornata”. Per due euro, Cristo! “Dio ti benedica”. Perché per lui due euro sono oro. La sofferenza e la marginalità ti portano ad accettare tutto, a sopravvivere di fronte alle difficoltà e ad accogliere qualsivoglia tipo di aiuto come una benedizione dal cielo. Quanto durerà? Quanto tempo passerà prima che questo bambinone faccia la fine dell’amico venuto dal Marocco? La delinquenza nigeriana non ha nulla da invidiare alle altre. Molte prostitute di colore sono nigeriane e sappiamo che vengono portate qui con la promessa del paradiso e poi finiscono per strada sfruttate e ricattate con rituali voodoo, perché i nigeriani sono per lo più animisti e credono nella magia nera. Gli sfruttatori nigeriani sono i più efferati, arrivano a praticare mutilazioni e vessazioni di ogni tipo. E, benché specializzati nel mercato del sesso a pagamento, non disdegnano il business della droga. Quando Samuel verrà avvicinato da questi bastardi subumani sarà troppo tardi anche per lui, ma certe storie sono tutte uguali, dall’incipit al finale. Se vivi per strada, tra l’altro in un paese straniero, la lotta per la sopravvivenza ti porta a fare scelte che non avresti mai voluto fare. È inevitabile.
Ecco perché dico che l’accoglientismo scriteriato, le porte aperte a tutti, il mondo senza frontiere, la fratellanza universale… sono belle parole per descrivere un inferno senza fine. Samuel, che è un angelo, probabilmente farà una brutta fine. La sua storia sarà strumentalizzata per alimentare il razzismo più becero. L’intolleranza monterà fino al limite dell’odio sociale, mentre aumenteranno sempre di più i casi di giovani bravi ragazzi stranieri assoldati dai peggiori criminali loro connazionali.
Contemporaneamente gli italiani che vivono condizioni di marginalità si sentiranno depredati delle risorse che spetterebbero loro, perché nell’attuale sistema economico, in regime di pareggio di bilancio, le risorse destinate a un utilizzo sono sottratte ad altro. I quattro miliardi di euro l’anno impiegati per la gestione dei migranti (cui l’UE aggiunge una miseria, 90 milioni) sono risorse che potrebbero essere destinate per esempio all’edilizia residenziale pubblica per coprire l’emergenza abitativa di quanti risiedono in italia (italiani e immigrati regolari) e non hanno alloggi disponibili.
In questa guerra tra poveri perdono tutti. I migranti, utilizzati per alimentare un business e sbattuti da una parte all’altra senza garanzia alcuna sulla fine che faranno. Gli immigrati regolari che risiedono e lavorano in Italia, che pagano con la diffidenza o anche l’odio sociale le politiche di importazione di uomini che stanno generando tensioni crescenti. Gli italiani più poveri, che si sentono saccheggiati dallo straniero e nei quali viene dunque inoculato il virus del razzismo.
Per capire chi desidera tutto ciò, fatevi una domanda: se tutte queste categorie di persone, che costituiscono le fasce deboli, ci perdono, chi ci guadagna?

lunedì 28 agosto 2017

Fantastico documentario nord coreano .PROPAGANDA ASSOLUTAMENTE DA VEDERE,PER RIFLETTERE

Tutto,meno che dittatura la nord corea,alta psicologia,ci conoscono benissimo.
 Presentato da un anonimo professore nordcoreano, questo film propagandistico anti-occidentale attacca l'attenuazione morale, la manipolazione politica e l'iper-consumismo che caratterizzano il mondo occidentale. Nei capitoli con titoli come "Storia della riscrittura", "Pubblicità" e "Il culto della celebrità", siamo trattati in una serie di eccessi occidentali e globalizzazione più imbarazzanti, la "guerra psicologica" a opera di multinazionali, Consumatori e il fallimento della democrazia. Poi c'è tempo per la cultura "Grab it!" Dell'1% e un ulteriore deterioramento morale nella forma di Paris Hilton, spettacoli televisivi etici e film e giochi violenti. Verso la fine di questo pezzo di propaganda, il ruolo della Corea del Nord in tutto questo diventa chiaro: il paese vorrebbe offrire se stesso come sede per la lotta crescente contro la schiavitù dei consumatori e l'avidità in tutto il mondo.
"In un viaggio per visitare la famiglia a Seul in aprile, mi è stato avvicinato da un uomo e una donna che hanno dichiarato di essere defunti di Corea del Nord. Mi hanno presentato con un DVD che recentemente è venuto in loro possesso e mi ha chiesto di tradurlo. Hanno anche chiesto di pubblicare il film completato su Internet in modo da poter raggiungere un pubblico in tutto il mondo. Ho creduto a quello che mi è stato detto e un accordo è stato fatto per proteggere le loro identità (e la mia).
Nonostante le mie preoccupazioni su ciò che stavo vedendo quando sono tornato a casa, ho continuato a tradurre e pubblicare il film su You Tube a causa del contenuto straordinario del film. Ora ho reso pubblico la mia convinzione che questo film non è mai stato destinato ad un pubblico interno nella RPDC. Invece, credo che queste persone, che si sono presentate come "defettori" mi hanno specificamente mirato a causa della mia reputazione di traduttore e interprete.
Inoltre, credo che queste persone lavorino per la RPDC. Il fatto che ho continuato a tradurre e postare il film nonostante questo credo non mi faccia complicare nella loro intenzione di diffondere la loro ideologia. Ho scelto di continuare a pubblicare questo film perché - a prescindere da chi lo ha fatto - credo che le persone dovrebbero vedere i t per le questioni che solleva e sono in piedi per il mio diritto di inviarlo per le persone a condividere e discutere liberamente tra di loro

domenica 20 agosto 2017

INTERPRETAZIONI DIVERGENTI IN SENO AL CAMPO ANTIMPERIALISTA

Fonte http://www.comedonchisciotte.net
Quando, nel 2011, gli jihadisti attaccarono il suo Paese, la reazione del presidente Bachar el-Assad fu controcorrente: invece di rafforzare i poteri dei servizi di sicurezza, li ridusse. Ora, sei anni dopo, la Siria sta per uscire vincitrice dalla più importante guerra dopo il Vietnam. Lo stesso tipo di aggressione si sta verificando in America Latina, che però risponde in maniera molto più canonica. Thierry Meyssan illustra le differenze di analisi e strategia del presidente Assad, da un lato, e dei presidenti Maduro e Morales dall’altro. Non è questione di mettere questi leader in concorrenza fra loro, ma di invitarli a prescindere dagli indottrinamenti politici e di tener conto delle guerre più recenti.


L’operazione di destabilizzazione del Venezuela continua. Nella fase iniziale, gruppuscoli violenti che manifestavano contro il governo hanno ucciso dei semplici passanti e persino cittadini che si erano uniti alla loro protesta. In una seconda fase, i grandi distributori di derrate alimentari hanno organizzato una penuria di beni nei supermercati. In seguito, appartenenti alle forze dell’ordine hanno attaccato ministeri, fatto appello alla ribellione e sono entrati in clandestinità.
La stampa internazionale continua ad attribuire i morti delle manifestazioni al “regime”, sebbene numerosi video dimostrino che si tratta di assassinii deliberatamente perpetrati dagli stessi manifestanti. Fondandosi su queste informazioni menzognere, i media definiscono «dittatore» il presidente Nicolas Maduro, come fecero sei anni or sono con Muammar Gheddafi e Bachar el-Assad.
Gli Stati Uniti hanno utilizzato l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) contro il presidente Maduro, come, a suo tempo, utilizzarono la Lega Araba contro il presidente el-Assad. Senza aspettare di essere esclusa dall’OSA, Caracas ne ha denunciato i metodi ne è uscita.
Ciononostante, il governo Maduro ha subito due fallimenti:
-  Gran parte dei suoi elettori non sono andati a votare nelle le elezioni legislative di dicembre 2015, consentendo in tal modo all’opposizione di ottenere la maggioranza in parlamento.
-  Si è fatto prendere alla sprovvista dalla penuria di derrate alimentari, sebbene un’operazione analoga fosse stata in passato organizzata in Cile, contro Allende, e in Venezuela, contro Chávez. Ci sono volute parecchie settimane perché il governo riuscisse a organizzare nuovi circuiti di approvvigionamento.
Con ogni probabilità, il conflitto avviato in Venezuela non si fermerà alle sue frontiere. Infiammerà tutto il nord-ovest del continente sudamericano e i Caraibi.
Un passo aggiuntivo sono i preparativi militari in corso in Messico, Colombia e Guyana Britannica contro Venezuela, Bolivia ed Equador. Il coordinamento è opera dell’équipe dell’ex Ufficio Strategico per la Democrazia Globale (Office of Global Democracy Strategy); unità creata dal presidente Bill Clinton, continuata dal vice-presidente Dick Cheney e da sua figlia Liz. Mike Pompeo, attuale direttore della CIA, ha confermato l’esistenza dell’organizzazione, inducendo la stampa, e poi il presidente Trump, a parlare di un’opzione militare statunitense [contro il Venezuela].
L’équipe del presidente Maduro non ha ritenuto, per salvare il proprio Paese, di seguire l’esempio del presidente el-Assad. Secondo Maduro e i suoi collaboratori, le situazioni dei due Paesi sono totalmente differenti. Gli Stati Uniti, principale potenza capitalista, aggredirebbero il Venezuela per impossessarsi del suo petrolio, secondo uno schema più volte collaudato in tre continenti. Questa prospettiva è stata ribadita da un recente discorso del presidente boliviano, Evo Morales.
È importante ricordare che il presidente Saddam Hussein, nel 2003, e la Guida Muhammar Gheddafi, nel 2011, nonché numerosi consiglieri del presidente Assad hanno ragionato allo stesso modo. Hanno ritenuto che gli Stati Uniti avessero aggredito Afghanistan e Iraq, poi Tunisia, Egitto, Libia e Siria solo per far cadere regimi che opponevano resistenza all’imperialismo americano, e poter così controllare le risorse d’idrocarburi del Medio Oriente allargato. Ancora oggi numerosi autori antimperialisti insistono in quest’analisi, cercando, per esempio, di spiegare la guerra alla Siria con l’interruzione del progetto di gasdotto del Qatar.
Ebbene, un tale ragionamento si è dimostrato falso. Gli Stati Uniti non cercavano né di rovesciare governi progressisti (Libia e Siria) né d’impadronirsi del petrolio e del gas della regione, ma di distruggere Stati, di ricacciare popolazioni nella preistoria, al tempo in cui «l’uomo era lupo per l’uomo».
I rovesciamenti di Saddam Hussein e di Muhammar Gheddafi non hanno ristabilito la pace. Le guerre sono continuate nonostante l’insediamento di un governo d’occupazione in Iraq e poi, nella regione, di governi cui partecipano collaboratori dell’imperialismo, oppositori delle indipendenze nazionali. Le guerre continuano, a dimostrazione che Washington e Londra non volevano rovesciare regimi né difendere democrazie, bensì conculcare popoli. È una constatazione fondamentale che stravolge la comprensione dell’imperialismo contemporaneo.
Questa strategia, radicalmente nuova, cominciò a essere insegnata da Thomas P. M. Barnett dopo l’11 settembre 2001. È stata resa pubblica ed esposta nel marzo 2003 — ossia appena prima della guerra contro l’Iraq — in un articolo di Esquire, poi nel libro eponimo The Pentagon’s New Map, però è apparsa talmente crudele che nessuno ha creduto potesse essere applicata.
L’imperialismo ha bisogno di dividere il mondo in due: da un lato, una zona stabile che gode dei benefici del sistema, dall’altro un caos spaventoso in cui nessuno più pensa a resistere, ma unicamente a sopravvivere; una zona in cui le multinazionali possano estrarre le materie prime di cui hanno bisogno senza rendere conto ad alcuno.
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Secondo questa mappa, estratta da un Powerpoint presentato da Thomas P. M. Barbett nella conferenza tenuta nel 2003 al Pentagono, tutti gli Stati della zona rosa devono essere distrutti. Questo progetto non ha nulla a che fare né, sul piano nazionale, con la lotta di classe, né con lo sfruttamento di risorse naturali. Dopo il Medio Oriente allargato, gli Stati Uniti si apprestano a ridurre in rovina l’America Latina del nord-ovest.
Dal XVII secolo e dalla guerra civile britannica, l’Occidente si è sviluppato nell’ossessione del caos. Thomas Hobbes ci ha insegnato a sottometterci alla ragione di Stato piuttosto che rivivere il tormento del caos. La nozione di caos è ricomparsa solo dopo la seconda guerra mondiale, con Leo Strauss. Questo filosofo, che ha personalmente formato esponenti del Pentagono, voleva costruire una nuova forma di potere affondando una parte del mondo nell’inferno.
L’esperienza jihadista in Medio Oriente allargato ci ha mostrato cos’è il caos.
Il presidente el-Assad, dopo aver reagito in modo prevedibile agli avvenimenti di Deraa (marzo-aprile 2011), ossia inviando l’esercito a reprimere gli jihadisti della moschea al-Omari, è stato il primo a capire quel che stava succedendo. Invece di accrescere i poteri delle forze dell’ordine per reprimere l’aggressione esterna, ha dato al popolo gli strumenti per difendere il proprio Paese.
Innanzitutto ha revocato lo stato d’emergenza, dissolto i tribunali speciali, liberalizzato le comunicazioni internet, vietato alle forze armate di usare armi, qualora, così facendo, innocenti fossero messi in pericolo.
Queste decisioni, diverse da quanto la logica dei fatti avrebbe suggerito, implicavano pesanti conseguenze. Per esempio, durante un attacco a un convoglio militare a Banias, i soldati si sono astenuti dall’usare armi per legittima difesa. Hanno preferito essere mutilati dalle bombe degli assalitori, e talvolta morire, piuttosto che sparare con il rischio di ferire gli abitanti, che li guardavano lasciarsi massacrare senza reagire.
Come molti all’epoca, anch’io ho pensato che Assad fosse un presidente debole, che i soldati fossero troppo leali, che la Siria sarebbe stata distrutta. Tuttavia, sei anni dopo Bachar el-Assad e le forze armate siriane hanno vinto la scommessa. All’inizio, i soldati hanno lottato soli contro l’aggressione straniera. Poi, poco a poco, ogni cittadino si è impegnato, ciascuno secondo le proprie possibilità, nella difesa Paese. Quelli che non hanno potuto o voluto resistere sono andati in esilio. I siriani hanno certamente molto sofferto, ma la Siria è l’unico Paese al mondo, dopo la guerra del Vietnam, ad aver resistito fino a che l’imperialismo s’è stancato e ha rinunciato.
In secondo luogo, di fronte all’invasione di una moltitudine di jihadisti provenienti da tutte le popolazioni mussulmane, dal Marocco alla Cina, il presidente Assad ha deciso di abbandonare parte del territorio per salvare il proprio popolo.
L’Esercito arabo siriano si è ripiegato nella “Siria utile”, ossia nelle città, abbandonando campagne e deserti agli aggressori. Nel frattempo Damasco provvedeva senza interruzione all’approvvigionamento alimentare in tutte le regioni controllate. Contrariamente a un preconcetto dell’Occidente, la carestia ha imperversato solo nelle zone controllate dagli jihadisti e in qualche città da loro assediata; i “ribelli stranieri” (scusate l’ossimoro) venivano approvvigionati dalle associazioni “umanitarie” occidentali perché utilizzassero la distribuzione di pacchi alimentari per sottomettere le popolazione da loro stessi affamate.
Il popolo siriano ha toccato con mano che a nutrirlo e proteggerlo era la Repubblica, non i Fratelli Mussulmani e i loro jihadisti.
In terzo luogo, il presidente Assad, in un discorso pronunciato il 12 dicembre 2012, ha delineato come intendeva ricostruire l’unità del Paese. In particolare ha sottolineato la necessità di redigere una nuova costituzione e di sottoporla all’approvazione della maggioranza qualificata della popolazione, quindi procedere a elezioni democratiche dei responsabili di tutte le istituzioni, incluso il presidente, ovviamente.
All’epoca gli occidentali si sono burlati del presidente Assad che pretendeva convocare elezioni in piena guerra. Oggi la totalità dei diplomatici coinvolti nella risoluzione del conflitto, compresi quelli delle Nazioni Unite, sostiene il piano Assad.
Mentre i commando degli jihadisti circolavano ovunque nel Paese, soprattutto a Damasco, e assassinavano uomini politici, anche nelle loro case e con le loro famiglie, il presidente Assad ha incoraggiato gli oppositori a palesarsi. Ha garantito la sicurezza del liberale Hassan el-Nouri e del marxista Maher el-Hajjar per garantirgli la possibilità di presentarsi alle elezioni presidenziali del giugno 2014. Nonostante l’appello al boicottaggio dei Fratelli Mussulmani e dei governi occidentali, nonostante il terrore jihadista, nonostante l’esilio all’estero di milioni di cittadini, il 73,42% degli elettori ha risposto alla chiamata alle urne.
In nome dello stesso principio, sin dall’inizio della guerra Assad ha creato un ministero per la Riconciliazione nazionale, fatto unico in un Paese in guerra, e l’ha affidato ad Ali Haidar, presidente di un partito alleato, il PSNS. Haidar ha negoziato e concluso più di un migliaio di accordi di amnistia di cittadini che avevano preso le armi contro la Repubblica, che poi sono stati integrati nell’Esercito arabo siriano.
Durante questa guerra, contrariamente a quanto afferma chi lo accusa gratuitamente di praticare torture generalizzate, il presidente Assad non ha mai usato mezzi coercitivi contro il proprio popolo. Non ha mai imposto l’arruolamento in massa e la coscrizione obbligatoria. Ogni giovane ha la possibilità di sottrarsi agli obblighi militari. Prassi amministrative permettono a ogni cittadino maschio di evitare il servizio militare, se non desidera difendere il proprio Paese con le armi. Unicamente gli esiliati, che non hanno accesso a queste prassi, possono trovarsi in situazione d’irregolarità rispetto alle norme.
Per sei anni, il presidente Assad ha costantemente, da un lato, fatto appello al proprio popolo, responsabilizzandolo e, dall’altro, ha cercato, per quanto possibile, di nutrirlo e proteggerlo. Ha sempre corso il rischio di dare prima di ricevere. Ed è per questo che oggi ha conquistato la fiducia dei siriani e può contare sul loro sostegno attivo.
Le élite sudamericane sbagliano se intendono proseguire la lotta per una ripartizione più equa delle ricchezze, che fu dei decenni passati. Oggi la lotta più importante non è tra maggioranza del popolo e una piccola classe di privilegiati. La scelta cui si sono trovati di fronte i popoli del Medio Oriente allargato, e alla quale ora i sudamericani devono rispondere a loro volta, è difendere la patria o morire.
I fatti lo dimostrano: l’imperialismo contemporaneo non mira più prioritariamente a fare man bassa delle risorse naturali. Oggi vuole dominare il mondo e saccheggiarlo senza scrupoli. Mira ormai a schiacciare i popoli e a distruggere le società delle regioni di cui già sfrutta le risorse.
In quest’èra di ferro e fuoco, solo la strategia di Assad permette di rimanere eretti e liberi.
Traduzione
Rachele Marmetti
Il Cronista

Fonte : “Interpretazioni divergenti in seno al campo antimperialista”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 16 agosto 2017, www.voltairenet.org/article197505.html